Da Greenpeace riceviamo e pubblichiamo:

Oggi la notizia di apertura della versione online del Fatto Quotidiano documenta con evidenze processuali una verità di cui, in realtà, sapevamo da tempo: che le ‘contro-manifestazioni’ dei ‘comitati dei lavoratori’ Enel, in risposta alle nostre proteste pacifiche e non violente, erano solo una montatura, una gazzarra orchestrata dai piani alti dell’azienda. Di tutto questo, noi di Greenpeace, pur senza quelle prove che adesso saltano fuori, siamo sempre stati certi. Le notizie che si apprendono oggi possono persino far sorridere, tanto gli sforzi dell’Enel appaiono grotteschi. Ma le questioni che sollevano sono molto meno banali di quanto potrebbero apparire. Da anni, in Italia, si riproduce un conflitto falso e sterile tra occupazione e ambientalismo, tra ragioni del lavoro e salute. E’ un conflitto che ha già fatto morti, creato miseria, degrado, malattia. E sempre si è risolto con la perdita di posti di lavoro, con arretramenti produttivi, industriali, tecnologici. La vicenda dell’Ilva ci ha insegnato qualcosa?

Greenpeace accusa Enel di questioni assai gravi: con la sua produzione elettrica a carbone contribuisce pesantemente – più di chiunque altro nel nostro Paese – alla distruzione del clima; e i fumi delle sue centrali a carbone sono stimati essere causa di una morte prematura al giorno e di danni per 1,8 miliardi di euro l’anno. E’ possibile discutere di queste cose con il mondo del lavoro, seriamente, prima di arrivare a conflitti insanabili, prima di dover decidere tra l’aria che respiriamo, che respirano i nostri figli, e lo stipendio di chi quei bambini deve pur crescerli?

Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti hanno qualcosa da dire su questa vicenda? Ritengono legittimo che, pur di non rispondere alle accuse di Greenpeace, l’Enel strumentalizzi in maniera tanto bassa i suoi lavoratori? Li hanno persino fatti vestire da pagliacci, una volta: abbiamo le foto! I sindacati non si sono mai accorti, in questi anni, che certe ‘sigle’ di rappresentanza del lavoro erano false, erano una montatura? O che, più semplicemente, non avevano alcun grado di autonomia dall’azienda? Sono disposti a discutere con Greenpeace, e con chi vuole dare all’Italia un futuro energetico sostenibile e vantaggioso dal punto di vista occupazionale? O preferiscono che a questa funzione assolvano i falsi ‘comitati dei lavoratori Enel’? 

Andrea Boraschi

Responsabile campagna Energia e Clima – Greenpeace