Da anni sentiamo evocare il tema della cosiddetta società dell’informazione. Ed in tale contesto, ciclicamente, spunta, in occasione di convegni, nel dibattito mediatico, nella baraonda politica, nonché nei programmi di governo, il tema dell’agenda digitale. Alla cui accelerazione sono ancorate prospettive di sviluppo non indifferenti. Si pensi che l’implementazione della Agenda Digitale Europea potrebbe incrementare, nei prossimi 8 anni, addirittura del 5% la ricchezza prodotta dall’Europa. E che recenti stime – riprese nel corso di un recente convegno sul progetto “Euro Med Telco” e sull’Agenda Digitale promosso dalle associazioni dei professionisti dell’ICT di Italia, Grecia e Spagna, aderenti alla Fitce, la Federazione degli Ingegneri di Telecomunicazioni dell’Unione Europea –  calcolano come ogni aumento, pari al 10%, nello sviluppo della banda larga, possa produrre un balzo del Pil compreso tra lo 0,9% e l’1,5%.

Sull’agenda digitale italiana, dopo una iniziativa intrapresa dal governo Monti, rimasta in gran parte monca dei relativi decreti attuativi e che ha comunque consentito la nascita di un’unica agenzia nazionale per la digitalizzazione, il governo Letta ha cominciato a dare il là alla relativa declinazione operativa. In particolare sui temi della digitalizzazione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione, della diffusione della posta certificata e della liberalizzazione dei collegamenti wi-fi.

Si tratta appunto di piccoli passi verso la concreta realizzazione della società dell’informazione. Anche se il gap dell’Italia con altri paesi europei è ancora importante e il settore dell’ICT, motore dell’agenda digitale e che in Europa rappresenta il 5% del Pil, pesa ancora troppo poco nel nostro Paese. Senza considerare che la diffusione della banda larga, infrastruttura imprescindibile attraverso cui passa l’attuazione dell’agenda digitale, non procede speditamente come dovrebbe. O come accade in altri paesi, ad esempio la Spagna, dove gli operatori telefonici investono annualmente 6 miliardi di euro. Con l’ulteriore conseguenza di aver favorito la nascita di circa 80 mila posti di lavoro e di generare un volume di affari pari al 3% del Pil.

Va però sottolineato come sulla banda larga i paesi europei siano, chi più chi meno, distanti dal raggiungimento degli obiettivi posti dall’agenda digitale europea: la copertura del 100% del territorio entro il 2020, con una capacità pro-capite di 30Mbit/sec ed una copertura del 50% del territorio con una capacità pro-capite di 100 Mbit/sec. La banda larga veloce – superiore a 30 Mbit/sec – raggiunge oggi infatti solo il 54% dei cittadini dell’Unione europea.

Ma questi ultimi – la metà dei quali, peraltro, possiede, secondo studi della Commissione Europea, competenze digitali scarse o inesistenti – non devono solo fare i conti con deficit di copertura e carenza di velocità, bensì pure con l’atteggiamento scarsamente trasparente degli operatori telefonici. Che pubblicizzano velocità di connessione irraggiungibili nella realtà dei fatti.

Da una nuova indagine della Commissione europea sulle prestazioni della banda larga presentato negli scorsi giorni, risulta infatti che gli utenti ricevono, in media, soltanto il 74% della velocità pubblicizzata dal servizio per cui hanno pagato, essendoci differenze enormi fra la velocità reclamizzata e quella reale a disposizione dei consumatori. E che in media ed in termini assoluti è emerso essere pari 19,47 Mbps durante le ore di punta.

I principali risultati dello studio mostrano poi che in Europa tra il 27% e il 41% degli abbonati ad internet sostiene di non usufruire della velocità di downolad dichiarata nei termini di contratto. E quasi la metà degli abbonati europei afferma di incontrare, alcune volte, difficoltà di accesso ai contenuti o alle applicazioni online a causa di una velocità o capacità di connessione insufficiente.

In tutto ciò appare evidente come la evocata società dell’informazione sia, non solo nel nostro Paese, ancora lontana da una compiuta attuazione. Con la conseguenza che la vecchia Europa dovrà attendere ancora a lungo perché i prospettati ed entusiastici vantaggi socio-economici connessi possano realizzarsi. A vantaggio, ad esempio, della locomotiva cinese, che solo quest’anno aumenterà di 60 milioni il numero di utenti della propria banda larga.

@albcrepaldi