Con piacere riportiamo l’articolo “El bochorno de Europa” (L’imbarazzo dell’Europa) di Miguel Mora, per quattro anni corrispondente de El País a Roma, dal 2011 a Parigi, pubblicato lo scorso febbraio sul Blog “Aquí París” del giornale spagnolo.

Il pezzo, attualissimo, prende spunto dal «caso Bárcenas», la vicenda legata all’ex tesoriere del Partido Popular che coinvolge il partito conservatore e lo stesso premier Mariano Rajoy per presunte dazioni di denaro mensilmente corrisposte in nero ai vertici politici, per spingersi poi su altri piani. Una riflessione sul «sistema Spagna», ma anche sulle decadenze di questa modernità che molto toccano il nostro paese.

La sensazione, per chi è fuori della Spagna, è quella di un disfacimento morale del paese che ha toccato il fondo. L’economia e la disoccupazione forse ancora no, ma la lordura morale sì. La monarchia, dopo essere andata a caccia di elefanti e di altri animaletti, è nell’immaginario popolare sempre più colpita da quel furfante biondo (Urdangarin, genero del Re di Spagna, ndt) che si é arricchito illegalmente – secondo la Magistratura – abusando del proprio titolo e di conoscenze altolocate. Il Capo del Governo, sospettato, estremamente sospettato, di aver riscosso denaro in nero per almeno undici anni, e di averne tollerato il sistema, si consente di non fornire immediate spiegazioni alla cittadinanza.

Il partito che ha vinto le elezioni con una maggioranza assoluta un anno fa, ha completamente perso la fiducia perseguendo una politica economica oltre le righe, neoliberista, clientelare e miserabile che ha generato sei milioni di disoccupati e un esercito di condonati fiscali, con, in testa, proprio il tesoriere. La banca iper – salvata straripa di imputati che non sembrano destinati a finire in gattabuia bensì in un nuovo elenco di indultati. La Sanità pubblica è esangue mentre la Scuola giace esamine, vittima di austerità con aggravante cattolica. Per mancanza di mezzi e di coraggio politico, occorrono secoli per risolvere i delitti commessi sulla spinta dell’avidità, come quello di Madrid Arena.
I vescovi, di certo, permangono muti come martiri, come se improvvisamente non piacesse loro parlare di questioni mondane. Il calcio bipolarizzato, tutto per il denaro, panem et circenses, vive un episodio razzista e nessuno si scandalizza né prende posizione nella disputa. La giudice che esamina il caso di doping più grave della storia non vuole nemmeno conoscere i nomi dei “pazienti” del dottor Fuentes. I palazzinari disonesti, macchiati dal cemento dei propri stessi scandali negano tutto con una semplice nota di supino disprezzo, considerandosi, in fondo, impuniti come quei politici che hanno tenuto sul libro paga per decenni. La risibile opposizione di sinistra esige, a bassa voce, spiegazioni e responsabilità, sapendo di essere tanto screditata come i suoi avversari, e sembra macchiata al punto da non osar dare, di propria iniziativa, esempi di correttezza e trasparenza.

La polizia esce assolta da tutti i suoi eccessi. I media competono per pubblicare il più grande scoop, un giorno centrano l’obiettivo, l’altro si convertono nel loro peggior nemico lasciando brandelli di credibilità, dimenticando le regole elementari e le sane abitudini. La procura storce il naso perché le cose vanno male, però arriva sempre tardi, quando il furgone della ditta che ha distrutto i documenti è già ripartito. Il ministro della Giustizia apre bocca solo per garantire indulti, per riscuotere tasse dai poveri e per fare dell’interruzione di gravidanza un calvario per le donne. Il suo collega degli Esteri è capace di guardare dall’altra parte, fischiettando quando la Francia, sua alleata contro l’ Eta, chiede aiuto per il Mali.

Tutto questo incubo, questo magma fatto di soldi in nero e di merda in bianco, é tuttavia così reale che ha obbligato tanta gente, bambini inclusi, a cercare cibo nei contenitori dell’immondizia, e si è esteso oltre i confini in modo che questo tanfo maleodorante è ciò che oggi dà sostanza al brand Spagna 2013.
I quotidiani francesi, inglesi, tedeschi, americani lo raccontano ogni giorno con maggiore dettaglio e crescente stupore. Il miracolo spagnolo era questo.
Dove e quando finirà l’abiezione delle nostre élite, questo naufragio esasperante nel fango dell’autoritarismo, l’immoralità e l’irrefrenabile desiderio di impunità collettiva di stampo mafioso?

Se lo scandalo Barcenas non é Tangentopoli, perché la Spagna è sempre stata una sorta di fotocopia sbiadita dell’Italia (nel bene e nel male) e perché già conosciamo la nostra zoppicante giustizia, almeno dovrebbe rappresentare un punto di non ritorno per la collettività.

Se le cose non cambiano, e gli eroi continuano arroccati nel loro silenzio assordante, nelle loro vaghe scappatoie, e non offrono dei conti chiarissimi, si tratta di abuso di potere, prevaricazione, etica per telegiornali affini e crimine di lesa democrazia. E dovranno andarsene per lo meno a casa loro, giacché il carcere, forse, é chiedere troppo.

Perciò, come diceva qualcuno, tocca all’opinione pubblica, allo spettatore stupito e deluso, giocare il ruolo che la storia ed i nostri figli esigono: rivendicare tutti i giorni, senza violenza, ma senza indietreggiare di un passo- in ogni forum, spiegazioni, chiarezza, conti trasparenti, responsabilità, delitto e castigo.
E più tardi, un nuovo sistema democratico, vero e affidabile: legislatori seri, partiti più aperti e trasparenti fondati sul sistema delle primarie, una Corte dei Conti veramente indipendente, e non questa idiozia partitocratica, giudizi e condanne durissime, se del caso, e alcune riforme legislative – e non eleganti patti d’onore – per porre fine alla prescrizione dei reati economici, al finanziamento opaco dei partiti e alla corruzione endemica degli enti locali.

Da fuori si vede facilmente e con chiarezza. Se questo cambiamento epocale, di sistema e di valori non lo esigono i cittadini, le nostre elite, divenute già, motu proprio, le più imbarazzanti d’Europa – Italia e Grecia comprese -, non lo faranno mai.
Il letame continuerà a germogliare fino ad asfissiarci. E forse sarà tardi e dovremo votare un posticcio Berlusconi spagnolo per sentire che ci siamo salvati.