Quasi 87 milioni di euro. A tanto ammonta, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, il danno erariale causato dai vertici del San Raffaele di Cassino citati in giudizio dalla Procura della Corte dei Conti, attivata in seguito a due denunce da parte del presidente del collegio sindacale dell’Asl di Frosinone, Edoardo Cintolesi, nel luglio 2010. Il danno di 87 milioni, sui quali i giudici si esprimeranno il 17 dicembre, riguarda i soli tre anni dal 2007 al 2009, a cavallo tra le giunte Marrazzo e Polverini della Regione Lazio.

L’iniziativa della magistratura contabile, a sentire il quotidiano di via Solferino, riguarda una “vicenda già nota”: “Il procuratore regionale Angelo Raffaele De Dominicis in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2012, segnalò come la Corte dei Conti avesse chiesto e ottenuto il sequestro conservativo di beni immobili per 126,5 milioni della società San Raffaele, a garanzia del danno subito dal servizio Sanitario Regionale”. Nelle indagini su almeno due strutture, di Velletri e Cassino, gestire dalla società che fa capo alla famiglia del deputato Pdl Antonio Angelucci, erano emerse “la fittizia e irregolare erogazione di prestazioni di riabilitazione”, “alla violazione sistematica delle convenzioni sanitarie ma soprattutto all’omissione di controllo sulla conformità e sulla regolarità delle prestazioni”.

Tra i dirigenti pubblici citati nell’articolo, si parla anche dell’ex direttore generale della Asl, Carlo Mirabella, “nominato con la giunta di Francesco Storace, rimosso da Piero Marrazzo, e tornato al suo posto con Renata Polverini, grazie all’intercessione di Franco Fiorito (l’ex capogruppo Pdl in consiglio regionale dal quale è scoppiato lo scandalo fondi alla Pisana). Nel 2005, spiega l’articolo del Corriere, Mirabella firmò un protocollo d’intesa con gli Angelucci nel quale si prevedeva la riconversione di 40 dei 60 posti letto in Riabilitazione Alta Intensità e Lungodegenza Alta Intensità, sigle che garantiscono tariffe elevatissime.

Ulteriori verifiche portarono alla luce numerosi movimenti “sospetti”, come prestazioni non erogate, cartelle cliniche con “firme seriali”, cambi di regime di ricovero dei pazienti decisi dall’amministrazione e non dai medici e somme ingenti per prestazioni oltre budget liquidate alla casa di cura: quasi 54 milioni dal 2006 ad oggi a fronte di un fatturato riabilitazione pari a 124 milioni. La Corte dei Conti, insospettita anche dallo stesso modus operandi della clinica di Cassino con quella di Velletri (già finita nel mirino dei magistrati contabili) chiese dunque chiarimenti alla governatrice Polverini. Il quotidiano inoltre ricorda come “venne emanato un apposito decreto dalla giunta Polverini che prevedeva per la Casa di Cura San Raffaele di Cassino l’istituzione di nuovi posti letto in medicina, in precedenza tagliati alle altre strutture pubbliche della Regione Lazio”.