Nel mese di giugno le vendite di auto in Europa sono diminuite del 6% mentre il gruppo Fiat ha fatto molto peggio del mercato con un calo di oltre il 13% e la sua quota di mercato è ulteriormente scesa dal 6,4% al 5,9%.

La situazione è certamente difficile ma altri marchi, generalisti e non, sono riusciti a contenere le perdite se non a migliorarle leggermente.

Come ogni mese, Fiat ha pubblicato sul proprio sito il comunicato che dà conto appunto dell’andamento del mercato e leggendolo si capisce che chi lo ha redatto si è cimentato in un raro esercizio di equilibrismo, dando sì i dati delle vendite ma omettendo scrupolosamente di far capire a chi legge che il gruppo ha ottenuto risultati decisamente peggiori del mercato:

  • ci si sofferma sulla crescita delle vendite in Francia e Regno Unito, omettendo di dire che in questi paesi i numeri di vendita sono in assoluto molto bassi, con quote di mercato inferiori al 3%

E’ possibile che questa mancanza di trasparenza, sia dovuta al fatto che questo mese il gruppo ha esaurito le scuse per spiegare il tracollo registrato in Europa. Nei mesi scorsi ci siamo sentiti dire che la colpa era:
– dello sciopero delle bisarche
– degli sconti praticati dai concorrenti
– della mancanza di componenti
– della Fiom
– della Presidente della Camera
– del vescovo di Nola
– della Corte Costituzionale

Non sarà invece che il mercato si è stufato di una gamma composta perlopiù di prodotti obsoleti come la Punto (lanciata nel 1993), riproposti in tutte le salse (500) oppure proposti limitandosi ad applicare un nuovo marchio a prodotti Chrysler già obsoleti (Thema e Flavia) ?

La scelta dissennata di investire il meno possibile, mentre i concorrenti sfornano nuovi modelli a getto continuo (vedi Volkswagen), sta dando i suoi frutti velenosi e quando gli unici mercati che tengono a galla il gruppo (Brasile ed Usa) inizieranno a rallentare, tutti i nodi verranno al pettine

Come diceva il buon Crozza in una delle sue migliori imitazioni : “..è meglio fare auto belle, tecnologicamente avanzate e che consumano poco oppure, come ha detto Laura Boldrini, cercare di arrivare primi nella gara al ribasso sui diritti e sul costo del lavoro?”