Sono stati in molti ad averlo pensato, ma l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva non si ricandiderà alle elezioni presidenziali che si terranno il prossimo anno in Brasile. Lula l’ha dichiarato in un’intervista esclusiva alla rivista “Brasileiros” rilasciata ad Adis Abeba, dove l’ex presidente si trova dagli inizi di luglio per partecipare alle commemorazioni dei cinquanta anni dell’Unione Africana. 

Lula ha finalmente rotto un lungo silenzio in cui si era calato, dopo l’inizio dell’ondata di proteste popolari che hanno sorpreso il governo della Presidente Dilma Rousseff e il mondo. Il silenzio dell’ex sindacalista Lula aveva fatto pensare realmente che il suo ritorno a Brasilia sarebbe stato possibile, soprattutto dopo che la popolarità della Rousseff e del suo governo è precipitata a livelli inquietanti a tal punto da spaventare il suo governo, ma anche l’opposizione. 

Nella lunga intervista che sarà pubblicata nei prossimi giorni in Brasile, Lula – oltre a dichiarare che aiuterà il Pt e la presidente Rousseff a rieleggersi nella difficile ed enigmatica elezione del 2014 – parla anche delle grandi manifestazioni di giugno e della reazione avuta dal governo che dovrà trovare una nuova forma di fare politica. 

In realtà, Lula non è mai uscito dalla scena politica brasiliana, anzi ha continuato a farlo più agilmente dietro le quinte, muovendosi all’interno di una politica sempre più insidiosa per l’ex guerrigliera Dilma, la quale teme doppi giochi politici dei partiti alleati, soprattutto del “Partido do Movimento Democrático Brasileiro”, il Pmdb, il partito che ha monopolizzato la scena politica brasiliana con qualsiasi tipo di governo democratico succeduto a quelli dei generali. Senza la loro alleanza il governo Rousseff cadrebbe domani.

Sono stati probabilmente i “peemedebistis” del conservatore José Sarney, l’ex presidente del Brasile succeduto al generale João Baptista Figueiredo che – durante le manifestazioni di giugno – ha fatto pressione sulla Rousseff per desistere dall’idea di realizzare nel 2014 un plebiscito popolare in cui i rivoltosi brasiliani avrebbero dovuto esprimersi sulla grande riforma politica proposta dal governo.

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