Dopo anni a lamentarsi di questi giudici inefficienti (nonostante la produttività altissima certificata dall’ente indipendente europeo CEPEJ), unici responsabili di una giustizia ingiusta e troppo lenta, suona paradossale quanto attesa la reazione del Pdl di fronte alla rapida fissazione dell’udienza per discutere e decidere il processo Mediaset.

Abituati a ragionare e legiferare ad personam, probabilmente molti davvero credono che si tratti di un trattamento di sfavore e diseguale.

Si tratta invece solamente del rigoroso e automatico tentativo che la Corte di Cassazione fa ogni qual volta le giunge un processo a rischio di prescrizione. Lasciare “morire” anche solo una parte di processo dopo tanta fatica e tanti anni sarebbe evidentemente illogico e quindi i processi salvabili vengono tempestivamente fissati. Un normale principio di buona amministrazione e di economicità.

Ciò è effetto di questa insensata normativa in tema di prescrizione, che consente a un processo di essere cancellato anche dopo che il pubblico ministero ha terminato le indagini ed esercitato l’azione penale, anche dopo la sentenza di primo grado, anche dopo l’appello… fino all’ultima decisione definitiva della Cassazione (sempre che questa non decida di annullare la decisione rinviando il procedimento, nel qual caso altro giro e altra corsa per la prescrizione sempre più probabile e vicina).

Pensate che quasi tutti i reati in materia di edilizia e ambientale (non proprio quisquilie per la nostra penisola) sono mere contravvenzioni, così che se l’imputato decidesse di difendersi a oltranza avrebbe quasi sempre la speranza di vedere il processo prescriversi tra secondo o terzo grado (non sempre questo avviene, perché la pena minacciata è talmente lieve da essere ritenuta il male minore rispetto ai costi di un lungo processo).

Si gettano così al macero anni di lavoro e soldi spesi in indagini, notifiche e udienze.

Si getta così la spugna di fronte a un fatto di reato, lasciando impunito il reo e senza verità la persona offesa, che viene così umiliata ancora una volta (e intendiamoci, nei reati contro la pubblica amministrazione o fiscali le persone offese siamo tutti noi, lo stato, i contribuenti).

Invece che incentivare le parti a fare il processo con serietà, trasparenza e rapidamente, si garantisce un premio nel caso in cui si riesca a trascinare la vicenda processuale così a lungo da vederla morire. A quel punto ogni tecnica dilatoria della difesa è non solo legittima ma comprensibile e in qualche caso, nell’ottica dell’imputato, persino doverosa.

Tutto questo in un paese oggi dichiarato “BBB”, che avrebbe invece bisogno come acqua nel deserto di una giustizia efficiente, certa, senza sconti, senza lungaggini, autorevole.

Il processo troppo lungo conviene generalmente a chi ha torto, ai furbi e a chi ha soldi.

Il processo che abbia una durata ragionevole (non breve, ma GIUSTO) conviene invece a chi ha ragione e a chi non potrebbe permettersi tempi lunghi e costi alti.