Gentile signor Presidente del Consiglio, nonostante l’enorme tristezza e l’umiliazione che provo – come italiano –  per il caso della moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov – signora Shalabayeva -, poiché in quest’a prima parte d’estate siamo tutti stanchi e nervosi, preferisco non soffiare anch’io sul fuoco della polemica politica circa le responsabilità per l’illegale espatrio forzoso.

Quello che mi muove è un altro sentimento, che oggi si somma agli altri: la paura. Il dettagliatissimo resoconto della Shalabayeva, pubblicato dal Financial Times, è stato smentito dalla Questura, ma senza nessuna spiegazione: ancora non abbiamo una versione ufficiale dei fatti. E però la facilità della ‘cattura’ della donna kazaca e della figlia sembrerebbe aver deluso i nostri bellicosi agenti: è stata meno ‘eroica’ del previsto. Oltre a insultare e terrorizzare la donna e la bambina, non potevano proprio andare. Ma poi, pare, hanno trovato un cognato da pestare. Signor Presidente: potrebbe succedere anche a me, alla mia famiglia?

L’oligarchia politica, pur di mantenersi al potere, svuota di contenuto democratico i partiti, organizza finte primarie ‘aperte’, ci priva della possibilità di scegliere i nostri rappresentanti in Parlamento, cambia la Costituzione (che nessuno – salvo i politici e qualche svitato – vuole cambiare), impone politiche economiche impopolari e autodistruttive. Intende anche continuare a tollerare modalità operative violente della Polizia, irrispettose dell’incolumità fisica e morale e della dignità dei residenti (che pagano lo stipendio dei funzionari PS)? Magari per il solo fatto di scrivere questo post, debbo temere che un giorno la Polizia entrerà in casa mia senza qualificarsi, minacciando la mia famiglia, e rompendomi il naso? Tanto per sapere, per organizzarmi il futuro.

Lo so, c’è quella smentita della Questura. E d’altra parte sembrerebbe esserci un certificato del pronto soccorso che prova il contrario…E le modalità descritte paiono simili a molti altri episodi del passato, alcuni dei quali finiti tragicamente…Vorrei perciò essere rassicurato: da Lei, dal Governo, dal Parlamento del mio paese (se questo paese è ancora ‘mio’ e non solo ‘vostro’). Un ’poliziotto cattivo’, ogni tanto, capita nelle migliori democrazie. Ma ciò che rassicura quei cittadini è che il poliziotto cattivo – quando viene beccato –  non viene protetto da smentite di facciata, cortine fumogene, insabbiamenti: viene degradato, licenziato, condannato; e i colleghi insabbiatori vengono trattati anche peggio! Dimodoché le forze dell’ordine conservano tutti gli incentivi a restare corretti. Per esempio, in Svizzera. Ciò che mi preoccupa, Signor Presidente, è che dopo lo scandalo del G8 di Genova (2001) la classe politica – e Lei stesso – non ha mai proposto ed approvato alcuni provvedimenti semplici, da più parti invocati, vigenti in molti paesi avanzati, che cambierebbero gli incentivi e la cultura della polizia. Ecco il punto: Lei è partito bene, rifiutandosi di insabbiare questa storia. Intende andare fino in fondo e trarne le conseguenze, varando le riformine che aspettiamo da dodici anni, o intende lasciare che si continui indolentemente su questa china?

L’altra paura che ho dentro è per la sorte delle due kazake: sono ora in mano ai torturatori di Nazarbayev. Il quale, con tutta evidenza, ha organizzato questo rapimento (di fatto) per ricattare il marito-padre, rifugiato a Londra. E questo è inaccettabile. Signor Presidente, se vivo in un paese democratico, allora il Suo governo è il mio governo, perciò mi sento corresponsabile, e non avrò pace finché la situazione di Alma e Alua non si sarà risolta. Lei intende inalberarsi come ha fatto l’India con noi nel caso dei due Marò? Intende chiedere il rimpatrio in Italia, sulla base del fatto che l’espatrio è stato illegale? Intende far percepire in qualche modo al Kazakistan il diverso modo di pensare e di reagire di un paese democratico, al di là dei deplorevoli errori commessi? L’idea dell’Europa si giustifica spesso con l’argomento: ‘Uniti, ci facciamo rispettare di più nel mondo’: vogliamo vedere se è vero?

Cordialmente suo.