Alma Shalabayeva, moglie del dissidente Mukhtar Ablyazov, “non è in prigione o agli arresti domiciliari”, ma ha obbligo di residenza ad Almaty, in Kazakistan, perché “sotto inchiesta sul rilascio del passaporto per il marito e i familiari in cambio di tangenti“. La precisazione proviene dal governo kazako, che ha smentito quanto comunicato in precedenza da uno degli avvocati della donna, Vincenzo Cerulli Irelli, secondo cui Alma e sua figlia Alua, espulse dall’Italia alla fine di maggio, si troverebbero “agli arresti domiciliari in casa del padre di lei”.

Il ministero degli Esteri kazako ha poi spiegato che la revoca del procedimento italiano di espulsione significa che in futuro la donna potrà tornare in visita in Italia, ma ha precisato che “attualmente non può lasciare Almaty senza il permesso delle autorità locali”. Alma Shalabayeva è attualmente indagata “per un passaporto illegale, non per i reati per i quali è ricercato il marito”, ha aggiunto, annunciando che “gli inquirenti kazaki stanno verificando con le controparti all’estero se Shalabayeva ha mai usato il passaporto kazako ottenuto illegalmente”.

E’ sempre più fitto, intanto, il mistero sul blitz con cui sono state espulse alla fine di maggio la moglie e la figlia di Ablyazov, mentre fonti del Viminale affermano che è attesa tra 2-3 giorni la relazione del capo della polizia Alessandro Pansa sul caso, per essere discussa la prossima settimana. Un fax inviato dal Cerimoniale della Farnesina all’ufficio Immigrazione della questura di Roma, che chiedeva conferma del fatto che la donna godesse dell’immunità diplomatica, dimostrerebbe infatti che il ministero degli Esteri era al corrente di quanto stava accadendo.

Ma il ministero nega. “Il fax del 29 maggio alla questura di Roma si limitava a rispondere se Alma Shalabayeva avesse o no copertura diplomatica e non poteva collegare la signora al marito rifugiato politico in Gb”, affermano fonti della Farnesina alle agenzie di stampa, ribadendo che il ministero non era al corrente del provvedimento di espatrio e sottolineando che un collegamento era impossibile in quanto la Farnesina “non ha alcun accesso a nessun tipo di data-base dei cittadini stranieri in Italia”. Il primo fax in questione, secondo la ricostruzione del Corriere della Sera, è stato inviato dal dirigente dell’ufficio Immigrazione, Maurizio Improta, al Cerimoniale della Farnesina, dopo che la signora, fermata dagli uomini della Digos e accusata di avere il passaporto falso, ha detto di avere l’immunità diplomatica.

La risposta è arrivata poche ore dopo, con un messaggio firmato dall’addetto Daniele Sfregola secondo cui la signora non godeva di alcuna immunità. Il ministero degli Esteri sembra quindi aver svolto ricerche sul nome della donna, moglie di un rifugiato politico. A sollecitare l’arresto di Ablyazov per una serie di truffe sarebbe stata l’Interpol, con una nota in cui precisava che l’uomo era “armato e pericoloso”. Dopo il blitz della Digos, dove non è stato trovato il dissidente ma soltanto la moglie e la figlia, il questore Fulvio Della Rocca ha informato subito l’Interpol su quanto accaduto. Ma nessuno si sarebbe preoccupato di avvisare il vertice della polizia e dunque il ministro dell’Interno Angelino Alfano.

Restano quindi ancora molti interrogativi su quanto accaduto tra il 28 e il 31 maggio. Al punto che il premier Enrico Letta, spiega Repubblica, detta la linea ai ministri, chiusi nel suo studio a palazzo Chigi da mezzogiorno fino alle cinque della sera, spiegando che “da questa vicenda ne possiamo uscire soltanto adottando una politica di total disclosure, di trasparenza assoluta”. Letta ha poi alzato lo sguardo verso il capo della Polizia, senza nascondere la sua rabbia. “Ora qualcuno deve pagare”, ha detto. “Se è vero che Angelino non sapeva, qualcuno della struttura ne risponderà”. Qualche provvedimento sarà preso, insomma, forse quella del capo dell’Immigrazione o del prefetto di Roma o del Questore o del capo della Digos.

Il presidente del Consiglio ha intanto ricevuto una lettera dal dissidente Mukhtar Ablyazov. “Caro Letta, grazie per questa decisione coraggiosa, ma adesso temo che il regime di Nazarbayev reagirà mandando mia moglie Alma in prigione e la mia bambina Alua all’orfanotrofio”, ha scritto l’oppositore kazako nel messaggio riportato dalla Stampa. “Fino ad oggi ho avuto paura che il governo italiano serrasse i ranghi, negando l’illegittimità di quanto avvenuto, ma non è successo”, ha aggiunto, dicendosi “molto grato al popolo italiano per aver reagito a questa orribile vicenda, per non essere stato insensibile”, anche se “temo che il Kazakistan adesso non lascerà andare Alma e Alua, non potranno lasciare il Paese”.

Anche Riccardo Olivo, legale di Alma Shalabayeva, non nasconde che “le possibilità che la donna rientri in Italia sono basse”. E aggiunge: “Non sento direttamente Alma Shalabayeva da fine maggio, da quando è stata espulsa ed è tornata in Kazakistan: da allora, i contatti sono sempre stati indiretti, filtrati da canali diplomatici. Circa le sue condizioni attuali non ho indicazioni né in un senso né in un altro”.