C’è una cosa che il Pd ha sempre saputo fare: inventarsi una realtà parallela, all’interno della quale loro sono bravi anche quando sbagliano (quasi sempre). Come? Ad esempio modificando le parole.

Il Pd non voterà mai la ineleggibilità di Berlusconi. Non lo ha fatto per 20 anni, neanche nel ’96 quando era al Governo. Figuriamoci adesso. Ecco allora che Mucchetti e Zanda preparano un disegno di legge che trasforma la ineleggibilità in “incompatibilità”: Berlusconi avrebbe 12 mesi di tempo per scegliere tra aziende e Senato. Una furbata evidente, spacciata però come grande mediazione.
A proposito dell’inginocchiamento di mercoledì alla Camera, l’errore – raccontano ora gli Speranza e gli Zanda – non è stato inginocchiarsi ma raccontare di averlo fatto. Un “errore di comunicazione“. Ovvero: non è che sbagliano loro, ma noi che lo raccontiamo (male). Nel frattempo, la prassi di interrompere i lavori per “rispetto del Pdl” si è rivelata così normale che la costituzionalista Lorenza Carlassare ha abbandonato il ruolo di “saggia” perché Pd e Pdl “hanno umiliato le camere”.
Ci si chiede, poi: di chi è stata l’idea geniale – per parafrasare un giustamente greve Flores D’Arcais – di “dare al Pdl il culo non tre volte ma ‘solo’ una”? Ora lo sappiamo: di Dario Franceschini. Lo ha raccontato ieri Alessandro Gilioli sul sito de l’Espresso: “Quando i berlusconiani hanno chiesto di sospendere i lavori del Parlamento per tre giorni, i due capigruppo (Zanda al Senato e Speranza alla Camera) si sono subito consultati «con Dario», non si capisce bene in quale veste”.
In realtà la “veste” è chiara: quella di navigato distruttore del Pd. Se vi ricordate, e non è scontato visto che in Italia la memoria è un fardello per molti inutile, Franceschini fu uno di quelli usciti peggio dal marasma-Quirinale. Se lo vedevano al ristorante, lo contestavano. Neanche tre mesi dopo, Franceschini è tornato a dettare la linea, cioè i disastri, al Pd.
Il suo ragionamento ha del meraviglioso. Lo riporta sempre Gilioli: “Ma no, tre giorni no, dai ragazzi, facciamo una sospensione solo di un pomeriggio e la motiviamo sulla carta in altro modo, così noi non facciamo la figura di quelli che hanno chiuso i battenti contro la magistratura ma voi avete ottenuto il vostro scopo simbolico, quello appunto di una serrata del legislativo contro il giudiziario. E così è andata. Con una votazione per alzata di mano, a Palazzo Madama, di cui non si è neppure capito molto”.
Un inginocchiamento in piena regola. Che un altro personaggio della vicenda, il senatore Pd Cuomo, l’uomo che ha raccontato a Gilioli il retroscena, sintetizza così: «L’errore è stato farci il governo insieme e basta. L’altro giorno, se non votavamo come ci ha ordinato Zanda, cadeva tutto. Tu cos’avresti fatto?».
Io avrei fatto una sola cosa, Cuomo: non votare Pd. Quindi non eleggere né te, né quelli come Franceschini (e pazienza per quelli bravi che che ci sono anche nel Pd).
Sono stupendi. Ma fanno più danni della grandine.