La doppia scorta per l’ex ministro Severino scatena le proteste del sindacato della polizia penitenziaria. Come riportato dal Corriere del Mezzogiorno, l’ex ministro della Giustizia, Paola Severino, si trova in vacanza in Puglia insieme alla famiglia, in una nota località in provincia di Brindisi. E per il soggiorno le è stata assegnata una doppia scorta di polizia penitenziaria composta da quattro unità per turno e due mezzi protetti inviati dal Provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria di Bari. Ma il trattamento ricevuto dall’ex Guardasigilli non va giù al Coordinamento Sindacale Penitenziario (Cosp) che denuncia lo sperpero di uomini e risorse per il “soggiorno della scorta in albergo e ristoro, strutture ristoranti, oltre all’utilizzo del budget per il lavoro straordinario e per il pieno trattamento missione”; il tutto a fronte delle gravi ristrettezze in cui versa il corpo di polizia nella regione: “In periodo di vacche grasse – scrive Mimmo Mastrulli, segretario generale del sindacato – il popolo delle divise avrebbe anche potuto comprendere, ma non lo facciamo nelle difficoltà attuali. Da ministro della giustizia che si è battuta contro lo spreco di tali risorse e che si era impegnata al recupero di siffatte discrasie di gestione non ce lo saremmo proprio aspettato”, prosegue il duro comunicato del Cosp. Che si chiede: “Se c’è disponibilità di quattro uomini e mezzi sufficienti per portare a spasso l’ex Guardasigilli con fondi e soldi dello Stato, ci saranno anche i soldi per pagare lo straordinario arretrato ai poliziotti penitenziari?”. 

Per questo il Cosp chiede “l’apertura urgente di un’apposita inchiesta ministeriale“. Ma immediata è arrivata la replica di Paola Severino, che ricorda come, anche volendo, in qualità di ex ministro non avrebbe potuto rinunciare alla scorta, che la legge gli assegna per i primi tre mesi dopo la scadenza del mandato. “Da ministro – scrive Severino – ho sempre avuto grande attenzione al risparmio e alla razionalizzazione della spesa pubblica, specialmente in momenti di grave crisi economica. Tuttavia la normativa prevede che, senza alcuna possibilità di rinuncia da parte dell’interessato, un ministro della Giustizia sia sempre accompagnato da una scorta di sicurezza di primo livello anche nei tre mesi successivi alla cessazione del suo incarico”. Un termine temporale – aggiunge l’ex Guardasigilli- “ridotto rispetto agli originari dodici mesi grazie a una mia iniziativa, condivisa con l’allora ministro dell’interno Annamaria Cancellieri“.