Ibm Italia ha da poco annunciato 355 esuberi tra dimissioni incentivate e lavoratori in mobilità.

In questi tempi di profonda recessione economica si tratta purtroppo di una non-notizia, se non fosse per il fatto che i risultati di Ibm, sia in Italia che a livello mondiale, sono stati di tutto rispetto :

– In Italia il fatturato è salito di quasi il 5% a 2 miliardi di euro, mentre l’utile netto è stato di 100 milioni
– A livello mondiale, il gruppo ha chiuso il primo trimestre con ricavi in crescita a 23,4 miliardi di dollari ed utili di 3,4 miliardi di dollari (dato trimestrale che deve quindi essere moltiplicato per 4)

E’ necessario precisare che i 355 esuberi italiani sono parte di un più vasto programma di riduzione a livello mondiale che vedrà circa 8.000 licenziamenti per il gruppo Ibm nel 2013.

La domanda sorge spontanea: se i dati di bilancio del gruppo sono buoni perché questi tagli? La risposta è semplice quanto scoraggiante. Per il 2013 il gruppo si è posto un determinato obiettivo di utili per azione e, per non deludere i propri azionisti, ha trovato il modo più facile e veloce di aumentare la redditività in leggero calo a causa di un rallentamento registrato in alcuni paesi emergenti: agire sul costo del lavoro, riducendo il personale.

Questa vicenda mi ricorda molto da vicino quella di JPMorgan Chase (di cui avevo parlato in un mio post del 28 febbraio, quando avevo dato del conto del fatto che questa banca, pur avendo chiuso il 2012 con il miglior profitto della sua storia (21 miliardi di dollari), aveva deciso di licenziare 17.000 dipendenti e ciò al solo fine di aumentare il ROE (rendimento sul capitale) dal 16% al 17%. La riduzione prevista della forza lavoro consentirà una riduzione di costi di circa 4 miliardi di dollari, pari a o poco più di due mesi di profitti, con buona pace dei 17.000 dipendenti e delle loro famiglie.

Sappiamo che negli Usa il concetto di ruolo sociale dell’impresa troverà molto difficilmente asilo, ma queste notizie sono, a mio parere, un segnale di un ulteriore e preoccupante degrado morale che giustifica il fatto di buttare per strada 50.000 persone (i 17.000 dipendenti con i loro familiari) per aumentare la redditività del proprio capitale di un solo punto percentuale.

A tale proposito, è opportuno anche ricordare la notizia di cui avevo dato conto pochi giorni dopo (il 6 marzo) in un altro post dove avevo evidenziato il contrasto stridente tra il boom registrato negli ultimi mesi dalla Borsa americana ed il preoccupante aumento dei senzatetto (+25%) registrato nel 2012 nella sola città di New York, sino a raggiungere la cifra di 50.000 persone, molte delle quali famiglie con bambini.

Credo sia opportuno chiudere questo post con una delle prime frasi di Papa Bergoglio dopo la sua elezione :

«La crisi economico-sociale e il conseguente aumento della povertà ha le sue radici in politiche ispirate da certe forme del neoliberalismo che considerano i guadagni e le leggi del mercato come parametri assoluti, a danno delle persone e dei popoli», un sistema che «non ha remore a trasformare in disoccupati milioni di lavoratori».