Lo spreco dei denari pubblici appare tanto più grave, quanto più questi scarseggiano, al punto che lo Stato deve tagliare molti servizi sociali essenziali. E i trasporti non sfigurano affatto in una rassegna degli sprechi italiani, come c’è stato modo di osservare spesso sia in questo blog e sulla lavoce.info.

Gli sprechi possono essere di due tipi: infrastrutture deserte, o destinate a rimanere tali, e servizi deserti, sia di trasporto locale che di lunga distanza, sia ferroviario che via autobus.

Questi sprechi fanno danni sia di tipo finanziario (soldi pubblici buttati al vento), che sociale (sottraggono risorse a servizi più utili), che ambientali (paesaggi deturpati, inutile consumo di energia per i mezzi vuoti, costi ambientali nella costruzione, che spesso sono molto alti).

“Spreco” vuol dire anche servizi  o infrastrutture poco utilizzati rispetto al loro costo:  vi sono linee ferroviarie appena rinnovate e/o elettrificate, parallele ad ottime strade, che sono rimaste deserte “dopo la cura” (una è stata addirittura chiusa dopo il rinnovo!), e lo stesso vale per l’autostrada A 26 Sesto- Alessandria, o il mega-scalo merci di Cervignano, e gli esempi sono davvero moltissimi. Per i servizi, che utilità sociale ha un treno semivuoto, i relazione all’impossibilità economica di migliorare servizi suburbani affollatissimi, che potrebbero sottrarre traffico a strade congestionate e che inquinano aree urbane molto dense? Quei pochi passeggeri potrebbero essere trasportati in modo molto più economico con autobus, liberando risorse per servizi socialmente più utili.

A loro volta, autobus semivuoti costano certo meno alle casse pubbliche di treni semivuoti, ma non possiamo dimenticare che abbiamo i servizi di autobus più sottoutilizzati d’Europa, nonostante le basse tariffe, secondo una recente ricerca di Bain&C.

Allora non sarebbe utile raccogliere una serie di casi segnalati dai lettori, al fine di denunciare questi sprechi? Invito i volonterosi a farlo. Certo, ci vogliono un po’ di numeri a supporto delle osservazioni personali: per esempio, è frequente l’errore di considerare deserta una infrastruttura o un servizio se la si osserva solo in un ora non di punta (ma anche viceversa: fare servizi o infrastrutture costosissime destinate ad essere ragionevolmente usate solo per due ore al giorno può essere un grande spreco….)

Per avviare una raccolta di casi, si farà un esempio un po’ banale, ma che ha il vantaggio di riguardare sia strada che ferrovia: i collegamenti tra Piombino e l’autostrada e la ferrovia tirrenica, che passano per Campiglia Marittima.

La ferrovia è stata recentemente raddoppiata, portandola da semplice a doppio binario. Una linea a semplice binario porta senza problemi 80 treni al giorno (in tutta sicurezza), e in alcuni casi anche 110 (con sistemi di blocco avanzati). Una a doppio binario ne porta agevolmente 220.

Dopo il raddoppio, la domanda passeggeri è risultata così scarsa, che molti treni sono stati sostituiti da autobus. La domanda merci, legata all’acciaieria, non è nota, ma chi scrive è pronto a scommettere che non arriva certo a 50 treni/giorno, nè mai ci arriverà (sarei felice di essere smentito).

Ma anche il raccordo autostradale è stato recentemente raddoppiato, costruendo anche uno svincolo a più livelli come se ne vedono a Los Angeles. Il traffico anche qui sembra molto modesto rispetto alla capacità, e anche qui sarei felice di essere smentito.

Sarebbe di estremo interesse vedere i costi e le previsioni di traffico a suo tempo fatte per giustificare questi investimenti. Forse ci sono stati degli errori, nessuno è infallibile. Ma nel settore privato il progettista che fa errori di questo tipo e per queste grandezze viene licenziato dal padrone in un nanosecondo. Il buon senso dice che i costi sono certi, e il traffico assai meno, quindi occorre muoversi con i piedi di piombo, e fare accurate analisi costi-benefici.

Per le infrastrutture pubbliche, questo sembra avvenire più raramente. Non risultano molti dirigenti licenziati. Ma tanto sono soldi altrui, no?