Ieri sentivo diversi esponenti di Pd e Pdl esprimersi riguardo la decisione della Cassazione di fissare la data del processo Mediaset al 30 Luglio e riguardo le reazioni politiche successive.

Devo dire che, se non fosse per la sovraesposizione mediatica di ciascun parlamentare  che nega la possibilità al cittadino d’ignorare chi esso sia, sarebbe stato davvero difficile capire a che schieramento appartenesse ciascuno.  Tra Alessandra Moretti (Pd) che spiegava come il vero ostacolo in Parlamento sia costituito dall’ostruzionismo dei Cinque Stelle molto più che dalle vicende giudiziarie del Cavaliere e Maria Stella Gelmini (Pdl) che si sperticava a spiegare come nel suo gruppo non ci sia alcuna volontà di ostacolare il governo Letta, raccapezzarsi circa la provenienza  partitica delle ragazze veniva difficile. 

Poi,a sferzare l’ultimo colpo al mio già vacillante senso d’orientamento cognitivo, arriva il capogruppo alla Camera Speranza (chi di speranza vive disperato muore, diceva Giordano Bruno) e dichiara che “vanno tenuti distinti quei due piani”, alludendo alle vicende giudiziarie di Berlusconi e al destino del governo. Inutile chiedersi- o peggio chiedergli- come si possa portare avanti un governo tenuto in piedi grazie al sostegno di un alleato il cui leader rischia a breve l’interdizione dai pubblici uffici: Speranza, con l’occhione sgranato, risponde che le due cose non hanno nulla a che fare. A quel punto ho un déjà-vu. Mi torna in mente un piccolo film americano che nel 2008 conquistò sia me che la critica, “Lars e una ragazza tutta sua”.

In un paesino del Wisconsin, Lars, ventisettenne dalle enormi difficoltà relazionali, presenta agli abitanti della comunità la sua nuova fidanzata Bianca, conosciuta su Internet. Il fatto è che Bianca è una bambola di silicone a grandezza naturale e che Lars soffre palesemente di un disturbo psichico che gli altera la percezione della realtà. Dopo un primo momento di costernazione collettiva, amici e conoscenti, sotto suggerimento del medico di famiglia, decidono di assecondare Lars e d’integrare Bianca all’interno della comunità, calandosi nella parte fino al punto di arrivare quasi a sospendere la loro stessa incredulità.
Nella politica italiana deve essere accaduto lo stesso: ad un’ormai preistorica indignazione di fronte agli intrighi, ai reati, alle beghe giudiziarie e ai conflitti d’interessi di un industriale miliardario e mitomane, è rapidamente subentrata una diffusa rassegnazione all’osceno, che, quando per collusione, quando per connivenza, quando per comodità, ha trasformato in accettabile il non-accettabile, fino ad arrivare all’apologia collettiva dell’indifendibile, ad opera di replicanti super partes, troppo calati nel ruolo.
Il remake nostrano del film si chiamerebbe “Silvio e un Parlamento tutto suo”.