Se Berlusconi venisse escluso dalla vita parlamentare e democratica, dovremmo chiedere delle elezioni. E la nostra arma gandhiana sono le dimissioni collettive“. Sono le parole di Maurizio Gasparri, ospite di “In Onda”, su La7. “Il nostro” – continua – “sarebbe un gesto di protesta civile e a quel punto il Capo dello Stato sarebbe quasi obbligato a sciogliere le camere”. Il senatore Pdl poi, assieme al senatore Pd Francesco Russo, si rende protagonista di una vivace polemica con Emiliano Liuzzi, giornalista de “Il Fatto Quotidiano”, circa la sospensione dei lavori accreditata dal governo Letta al Pdl. “Mica decidono il Fatto Quotidiano e lei come e quando si discute all’interno del Pdl” – tuona Gasparri contro Liuzzi, che gli rammenta l’inopportunità di interferire con il lavoro della magistratura – “Lei è un po’ giacobino, ha una visione un po’ tardo-sovietica“. La polemica si sposta poi su Francesco Russo e Antonio Di Pietro, che lancia un monito a Giorgio Napolitano: “Signor Capo dello Stato, in uno stato di diritto secondo lei è possibile che una sentenza passata in giudicato dell’autorità giudiziaria possa essere ribaltata da un voto del Parlamento? Non è questo un attentato a un organo costituzionale dello Stato?”. E aggiunge: “Nel caso in cui venisse confermata in Cassazione la condanna a Berlusconi, l’idea stessa che il Parlamento possa ribaltare con un voto una sentenza è una violazione e una violenza allo Stato di diritto a livello costituzionale. E il Capo dello Stato” – continua – “seduta stante, o deve sciogliere il Parlamento o si deve dimettere. Altrimenti continua a fare il Ponzio Pilato, come troppo spesso sta facendo in questi tempi“. Insorge Russo che difende il Presidente della Repubblica: “Napolitano è inattaccabile come garante di tutte le istituzioni di questo Paese. Al posto suo, Di Pietro, eviterei”