Bilanci in rosso e ammanchi da centinaia di migliaia di euro in cassa. La crisi economica non risparmia nessuno, nemmeno la Curia che a Ferrara e a Modena, entrambe province terremotate, si trova ad avere le tasche completamente vuote. La recessione, il sisma di maggio dell’anno scorso (279 chiese sono state danneggiate), un calo sensibile nelle donazioni provenienti da fondazioni e offerte libere: “Il bilancio è sempre più sofferente” spiegano i parroci emiliani. “La Chiesa non ce la fa più – dicono le diocesi – Lo Stato, come ha aiutato le aziende, altrettanto deve fare con i luoghi di culto”. Perché, come molte imprese, anche la Curia ora deve fare i conti con buchi nei bilanci da risanare e “gravi difficoltà economiche”.

Modena, passivo da quasi mezzo milione
A Modena i guai finanziari della Chiesa sono iniziati prima del terremoto, e con un passivo da 400-500mila euro da sanare, l’Arcidiocesi ha deciso di operare direttamente una revisione delle spese. Revisione che si tradurrà in tagli da effettuarsi a più livelli: ammortizzatori sociali per i dipendenti e per i collaboratori e un ridimensionamento delle uscite relative a vari ambiti, dalla comunicazione alle consulenze esterne. Il piano per richiudere il buco nel bilancio durerà tre anni e già mercoledì 17 luglio, come conferma Fiorella Prodi, segretario della Filcams Cgil di Modena, si svolgerà il primo incontro tra l’Arcidiocesi e i sindacati per discutere la possibilità di ricorrere alla cassa integrazione in deroga e ai contratti di solidarietà per i lavoratori assunti dalla Curia, riducendo le ore lavorative e quindi anche i salari percepiti dai dipendenti.

La razionalizzazione delle spese non toccherà invece gli stipendi pagati ai sacerdoti, che non provengono dalla Curia ma dall’Ufficio sostentamento clero, una struttura a gestione autonoma. “Come tante aziende – spiega l’Arcidiocesi di Modena – stiamo vivendo una situazione di difficoltà dovuta a vari fattori, alla quale la crisi economica e il terremoto del 2012 hanno contribuito. Purtroppo in periodi simili a questo le offerte da parte di chi viene a messa calano, meno persone devolvono l’8×1000 alla Chiesa cattolica, le donazioni da parte delle fondazioni si riducono, i bisognosi aumentano e così le spese per offrire loro aiuto. Speriamo che la Regione Emilia Romagna intervenga presto, a settembre dovrebbero essere sbloccati fondi da destinare alla ricostruzione di una trentina di chiese nel Modenese, staremo a vedere”.

Ferrara, la Curia con i bilanci in rosso
Anche la Curia di Ferrara nel 2012 ha chiuso l’anno con i bilanci in rosso. “La situazione – spiega don Marco Bezzi, economo dell’Arcidiocesi estense – è critica già da diverso tempo e l’anno scorso abbiamo chiuso il bilancio in passivo. Su 170 chiese in provincia, ben 76 hanno subito ingenti danni a causa dei fenomeni sismici e per il momento, nonostante le numerose promesse, le uniche risorse che abbiamo ricevuto provengono dal Santo Padre Benedetto XVI, che venti giorni dopo il terremoto ci ha fatto pervenire aiuti sostanziosi”. Come molti emiliani terremotati, che ancora attendono di ricevere i contribuiti per la ricostruzione post sisma, stanziati a gennaio 2013 ma tuttora ingarbugliati nel fitto labirinto che è la burocrazia italiana, anche la Curia di Ferrara sta aspettando che lo Stato corrisponda concretamente le risorse che sono state preannunciate. “Sembra che qualcosa si stia sbloccando questo mese e forse per l’autunno arriverà un po’ di denaro, cerchiamo di essere ottimisti. Intanto chi è riuscito a riaprire la chiesa l’ha fatto con le risorse a disposizione delle singole parrocchie”. Un po’ come è accaduto per le aziende e per i cittadini che, dando fondo ai risparmi di una vita, hanno iniziato a ricostruire ciò che hanno potuto, “sfiduciati rispetto alle tempistiche dettate dallo Stato”. 174 ordinanze del commissario straordinario alla ricostruzione Vasco Errani dopo, del resto, la liquidità è ancora un problema in Emilia Romagna.

L’Arcidiocesi di Mantova: “Servono soldi pubblici”
Meno grave, almeno finanziariamente, è la situazione delle altre diocesi del “cratere”. Reggio Emilia e Mantova non sono ancora in perdita, tuttavia il problema risorse è comune, come comune è la soluzione che prospettano gli economi delle circoscrizioni vescovili: “Servono soldi pubblici, perché con le sue sole forze la Curia non ce la fa”. “Nei confronti della Chiesa – spiega Giovanni Rodelli, economo dell’Arcidiocesi di Mantova – vengono dette molte fantasie. Sì, è ricca, ma di immobili storici non di soldi. E gli edifici non hanno un valore commerciale. Il denaro a disposizione della nostra chiesa, qui in Lombardia, non è sufficiente a ricostruire tutto, anche perché le entrate delle diocesi sono legate alle offerte dei fedeli e nel mantovano, con 89 chiese ancora da ricostruire, alcune delle quali richiedono interventi costosi, superiori ai 5 milioni di euro, si celebra in tenda, fattore che riduce la partecipazione alla messa e quindi il contributo raccolto tra chi vi presenzia”.

“Come Bologna, Modena e Ferrara, a livello di patrimonio siamo in difficoltà – conferma monsignor Tiziano Ghirelli, della Curia di Reggio Emilia – i fondi sono scarsi e, se si esclude il denaro stanziato per gli interventi di messa in sicurezza degli edifici, arrivato subito dopo il terremoto, in fase di emergenza, stiamo tuttora aspettando di ricevere l’erogazione reale dei finanziamenti statali”. “Oggi – conclude Rodelli – la Regione Lombardia ha approvato una sovvenzione in parte a fondo perduto, e in parte con rimborso a 15 anni senza interessi, che permetterà di avviare 18 cantieri. È un aiuto. La Curia non intende sottrarsi alla propria responsabilità ma è necessario che la comunità ci aiuti, anche perché le chiese hanno sì un valore religioso, ma anche civico”.