La sezione giurisdizionale della Corte dei Conti di Palermo ha condannato l’ex magistrato Edi Pinatto, al pagamento di 10 mila euro nei confronti del Ministero della Giustizia, per il danno arrecato all’amministrazione, dopo aver per avere depositato a otto anni dalla sentenza la motivazione del processo Grande Oriente emessa nel 2000 contro il clan mafioso Madonia, quando era in servizio a Gela (Caltanissetta). A causa del ritardo nel deposito della sentenza, alcuni imputati erano stati scarcerati per decorrenza dei termini di detenzione ed avevano chiesto risarcimento allo Stato, quantificato dalla procura della Corte dei Conti in circa 20 mila euro.

Per la sezione giurisdizionale presieduta da Luciano Pagliaro le responsabilità di quanto successo non potevano essere imputate solo del giudice. “Il giudice in sede penale in primo grado era stato condannato ad otto mesi, ma in appello la sentenza era stata riformata ed assolto – si legge nella sentenza -. Proprio nella sentenza di appello si afferma la non configurabilità del delitto di omissione di atti di ufficio per il ritardato deposito di provvedimenti giudiziali da parte del dottor Pinatto, avuto riguardo, fra l’altro alla mancanza dell’elemento soggettivo del dolo. Le circostanze sulle quali il Collegio penale si è soffermato riguardano la difficile situazione in cui l’imputato si era trovato a operare, assegnato come prima nomina in un tribunale notoriamente oberato di un carico rilevante di affari giudiziari penali… ove aveva assunto il suo primo incarico giudiziario … per ricoprire subito dopo anche le gravose funzioni presidenzialì, che, prima e dopo la supplenza allo stesso assegnata, erano svolte da magistrati di notevole esperienza”.

La Cassazione nel marzo del 2009 invece aveva confermato la sua rimozione dell’ordinamento giudiziario ritenendo in alcun modo ”giustificabili” i ritardi. Un comportamento che ”ha provocato nella pubblica opinione una assoluta caduta di stima sulla sua persona gettando discredito anche sul prestigio della magistratura tutta”. A pesare era stato anche il fatto che sempre a causa del ritardo nei depositi, a Pinatto – che a Milano svolgeva la funzione di pubblico ministero – erano già state inflitte due sanzioni che si erano rivelate ”inutili”.