L’unica speranza è che l’indignazione di tutti divenga un fiume in piena che travolga la diga, l’abbatta con forza, inondi tutta la grande cloaca, la cosparga, la dissolva. E che poi la vita rifluisca con nuovi germogli, con i suoi cicli naturali. Che il corpo malato, avvolto da infinite metastasi, chiuso in un sudario, si dissolva.  

Ma l’indignazione collettiva pretende consapevolezza diffusa e una base morale condivisa. Ed allora forse la speranza è già venuta meno.

The great dictator, straordinario film di Charlie Chaplin, girato a fine 1939 ed uscito nel 1940, forse il più grande della cinematografia, è stata la parodia più forte verso l’uomo peggiore dell’umanità. La parodia di un feroce dittatore, con una lettura sensitiva del genio Chaplin di ciò che stava realizzando l’omino con i baffi, suo coetaneo.

Ieri nell’udire le parole del cellino Lupi, – uomo di straordinaria intelligenza e onestà intellettuale che presto sarà chiamato a Stoccolma a ritirare il premio che gli spetta -, nel ripetere il mantra “La democrazia è in pericolo perché la Cassazione ha anticipato l’udienza” ho visualizzato di colpo quel film.

Anche noi nella nostra Pomania, più simile ad una pummarola, abbiamo avuto il nostro Adenoid Hynkel che ha giocato con il mappamondo (nel nostro caso stivale) per circa un ventennio, con l’intento di imporci il suo curioso modello di democrazia (certo molto più simile al Billionaire che ad una feroce dittatura) dove ognuno pensa ai fatti propri, senza intromettersi nei fatti suoi (di lui, ovvio), dove giustizia, fisco, legalità sono modelli plasmabili come il pongo. A proprio interesse e somiglianza. Ma senza trascurare come in questa bizzarra rappresentazione plastica di Paese buona parte degli italiani si sia riconosciuta, identificandosi nel suo “leader minimo”, e dove l’opposizione abbia silenziosamente retto la costruzione dello schema proposto.

Da qualche anno ho finalmente capito cosa sia “la cosa” poi divenuta Pd: la perfetta sintesi tra Democrazia Cristiana e Partito Socialista, ossia il peggio dell’inciucismo, affarismo, condito dal nulla politico, appunto il finto moderatismo. Ossia un partito aperto, connotato dall’assenza di una linea chiara, fondata su principi socialdemocratici, soprattutto dallo slancio verso il bene comune.

Una farsa durata 20 anni che ha portato il Paese nel baratro, morale prima ancora che economico. Dove alcuni si sono arricchiti enormemente, dove debito pubblico e corruzione sono aumentati a dismisura, dove le diseguaglianze scandiscono tutti i ritmi. Dove l’impunità è divenuta l’unica certezza. Dove il sistema di tutela dei diritti è stato raso al suolo, la giustizia indebolita, l’avvocatura intimidita (ed invece mostrata come arma di distrazione di massa, quale responsabile). Un Paese nel quale se un avvocato grida all’ex premier “fatti processare” viene strattonato e trascinato a forza dalla Digos per chissà quale motivo, è un paese dove la democrazia è sì in pericolo caro lupetto, ma non per il motivo che denunci tu. E’ una farsa con tanti spettatori. Un flash mob di democrazia sospesa, ultradecennale.

Soprattutto è la farsa del rovesciamento della normalità: ci si indigna se la Cassazione è stata particolarmente celere, certo in controtendenza verso i propri ritmi blandi, ma non ci si indigna verso un uomo che ha legiferato ad personam per 20 anni per adulterare il sistema di legalità e devastare il sistema giustizia pro domo suo, con la collaborazione del finto partito di opposizione. Ci si indigna verso una giustizia finalmente giusta e celere (inscindibili l’uno dall’altro) e non ci si indigna verso lo stato di illegalità diffuso che ci è stato imposto per un paio di decenni? Non meritiamo il nome Italia ma bensì di Ailati, appunto un Paese alla rovescia.

Un Paese in cui un movimento autentico di opposizione (M5S) alla politica inciuciona responsabile del dissesto dell’Italia, fondato su idee e programmi chiari e di buon senso, viene additato come responsabile per non avere governato insieme al Pd, che però non lo voleva nel governo? Un Paese in cui la stampa di regime (praticamente quasi tutta) è responsabile di tale sfascio al pari di chi l’ha direttamente governato.

Se non avremo la capacità di indignarci e di tradurre l’indignazione in gesti concreti, spazzando via tutta la melma stratificatasi nel tempo, avremo abdicato al nostro dovere di cittadini e avremo tradito i sogni e le aspettative dei nostri figli. E noi qua dentro non abdichiamo.