“Cosa succede al PIL se si sposa la propria domestica?” Qualche mese fa su questo blog abbiamo presentato un nostro lavoro in cui partiamo da questa domanda, proposta inizialmente dal celebre economista Paul Samuelson, per spiegare in cosa consiste il PIL – il Prodotto Interno Lordo di un paese – e discutere il suo ruolo come strumento per misurare il progresso e lo sviluppo delle nostre società.

Abbiamo mostrato il suo metodo di calcolo, evidenziato pregi e difetti, e concluso che esso è uno strumento di misura fondamentale per capire la salute di una nazione, ma  insufficiente. Basare formulazione e valutazione delle politiche pubbliche unicamente sul valore monetario della produzione di un paese appare una scelta poco saggia, simile a guidare un’automobile controllando solo il contachilometri, e mai la spia dell’acqua o dell’olio.

Il lavoro che presentiamo oggi è invece dedicato a discutere la ricerca sulla misurazione del progresso e del benessere sociale oltre il Prodotto Interno Lordo. Durante gli ultimi anni e decenni molti ricercatori – nelle università, nella società civile e negli uffici nazionali di statistica – hanno elaborato nuovi strumenti per aiutare i policy-makers a formulare buone politiche.

L’UNDP ad esempio – l’Agenzia delle Nazioni Unite per lo Sviluppo – pubblica il suo Indice di Sviluppo Umano già dal 1990, in cui oltre a reddito monetario s’includono aspettative di vita e livello d’istruzione. L’Indicatore di Progresso Genuino tenta invece di “correggere” il PIL sottraendo spese dannose (come inquinamento e costi della criminalità) e aggiungendo il valore di variabili che sono ora escluse (come lavoro domestico e volontario). Cosa scopriamo? Date un’occhiata al grafico qui sotto!

Più recentemente la ricerca ha attratto l’attenzione di governi e istituzioni internazionali. Il piccolo stato del Bhutan è stato tra i precursori con la sua Felicità Interna Lorda, ma oggi numerosissime nazioni, specialmente tra quelle ad alto reddito, cercano di migliorare il modo con cui misurano il proprio progresso. Nel 2008 l’ex-presidente francese Sarkozy ha istituito una Commissione apposita, composta da economisti di fama e capitanata da Joe Stiglitz e Amartya Sen, entrambi premi Nobel. Il rapporto finale della commissione – pubblicato nel 2009 – rimane tuttora uno dei principali riferimenti della ricerca.

Nel 2010 il Regno Unito ha lanciato una campagna volta a migliorare la misurazione del benessere dei propri cittadini attraverso l’inclusione di alcune nuove domande relative a felicità e soddisfazione personale all’interno delle indagini statistiche annuali. In generale l’intera OCSE – organizzazione che raggruppa le nazioni ad alto reddito – ha avviato un processo di ricerca e collaborazione sul tema (si veda il sito wikiprogress.org).

E l’Italia? Il nostro paese sembra essere piuttosto all’avanguardia sull’argomento. L’Istat- il nostro ufficio statistico nazionale – ha infatti elaborato, specialmente sotto la guida del suo ex-presidente Enrico Giovannini, una strategia di misurazione basata sul concetto di Benessere Equo e Sostenibile” (BES). Lo scorso marzo è stato presentato il primo rapporto sul BES, un’analisi basata su 134 indicatori raggruppati in 12 dimensioni legate al benessere sociale (salute, istruzione, ambiente, qualità dei servizi, sicurezza, relazioni sociali e altre ancora).

Insomma, la ricerca sull’argomento sembra attualmente molto florida, e con questa presentazione ci proponiamo di contribuire alla sua diffusione e successo. Il modo in cui misuriamo il nostro progresso –  e valutiamo le nostre politiche pubbliche – contribuisce a plasmare i nostri stessi obiettivi come società: è fondamentale che esso sia il quanto più accurato e attento possibile.

Emanuele Campiglio e Luciano Canova

P.s. La risposta alla domanda di Samuelson è che il PIL diminuisce! Le attività domestiche svolte dalla novella sposa non rientrano più nel calcolo, perché non c’è più lo scambio monetario di quando era ancora una domestica.. Per saperne di più leggi la nostra presentazione!