Provate ad immaginare un sindaco antimafia. Non ce ne sono molti. Anzi ce ne sono molti che si professano sull’antimafia pubblicitaria delle commissioni come bomboniere politiche, ce ne sono alcuni che invitano un magistrato scelto a caso nel mazzo per schierarsi sui quotidiani locali, ce ne sono altri che professano antimafia come un catechismo incontestabile per questioni di fede e poi gli antimafiosi sulla scia di Maroni che si appuntano al petto le vittorie degli altri mentre li stremano per decreto.

Ma poi ci sono anche i sindaci antimafia: quelli che  la mafia la incrociano sotto casa, si sfiorano al bar e poi si mettono sotto a disinnescare mafie in Consiglio Comunale. Non fanno molta notizia, esistono solo se minacciati giusto il tempo di stare in una colonnina bassa dei quotidiani e di prendersi gli applausi e gli insulti più o meno in uguale misura. Poi spariscono, per gli altri, rimanendo comunque dentro lo stesso gorgo sotto casa, al bar e in Consiglio Comunale.

Maria Carmela Lanzetta è stata minacciata con le minacce sul serio, quelle che ti passano davanti agli occhi tutte le facce care della tua famiglia e ti chiedi mille volte se ne vale la pena. E lei si è risposta che sì, che ne vale sempre la pena. Maria Carmela Lanzetta è sindaco di Monasterace, in provincia di Reggio Calabria, si è ‘meritata’ l’incendio della farmacia di famiglia e qualche pistolettata all’auto perché in terra così difficile ha deciso di stare dalla parte delle regole. Ha fatto notizia la sindaca minacciata: calabrese, donna, di centrosinistra e dal cuore pulito è sembrata un’ottima occasione anche a Pierluigi Bersani che ha pensato bene di portarle la vicinanza della coalizione di centrosinistra durante l’ultima campagna elettorale. Altri tempi: Bersani pensava di diventare premier e la coalizione credeva di coalizzarsi per davvero. Quando la politica si dichiara vicina ad una situazione si assume il dovere di risolverla. Nei paesi normali almeno, dico. 

E invece Maria Carmela questa volta ha rinunciato al proprio mandato rassegnando le dimissioni dopo avere incassato un “no” secco dai suoi assessori alla costituzione di parte civile dell’Amministrazione nei confronti di alcune persone indagate nell’ambito di un procedimento contro il Comune. Sarebbe stata l’occasione buona per fare politica e fare cassa per recuperare i danni patrimoniali compiuti contro la Pubblica Amministrazione. Ma il coraggio non lo ottieni per mandato elettorale e la “sua” squadra ha pensato di lasciarla sola.

Maria Carmela ha dichiarato che è stata più “incompresa che intimidita” e mentre l’ha detto è crollata tutta l credibilità di stato tutta intorno. Si è consumata la foto di Bersani che la stringeva forte forte, si è smascherato il manierismo antimafia di un governo alleato con fiancheggiatori politici di mafiosi e si è spenta anche la poesia dei progressisti sempre fieri dei propri amministratori giusto il tempo della foto ricordo.

Spara la politica più della ‘ndrangheta in Italia, dove la solitudine per mozione è più funzionale e silenziosa di uno sparo. E vince senza colpevoli ma al massimo un paio di inopportuni ma l’inopportunità dura la parentesi di una febbre e poi va via qui nel Paese dei molti sindaci antimafiosi.

E Maria Carmela si ostinava a non crederci.