Emendamenti ‘trabocchetto’ al ddl Palma sulla responsabilità disciplinare dei magistrati. Li ha presentati il senatore di Gal (ex Pdl) Lucio Barani (già sindaco del “comune dedipietrizzato” di Aulla dove aveva dedicato una piazza ai “martiri di Mani Pulite” e una statua a Bettino Craxi), e daranno probabilmente del filo da torcere al Pd visto che “sono sovrapponibili”, come spiega il presidente della commissione Giustizia di palazzo Madama Francesco Nitto Palma, al Codice etico della magistratura messo a punto dall’Anm nel 2010. Barani, il 12 marzo scorso, si era presentato a Palazzo di Giustizia di Milano con un garofano rosso in mano per protestare contro la “persecuzione giudiziaria” di Silvio Berlusconi.

Secondo le proposte di modifica suggerite da Barani, d’intesa con il Pdl, i magistrati non potranno rilasciare interviste se non ispirate “a criteri di equilibrio e misura”. Pena: un procedimento disciplinare. Ma è proprio nel codice etico dell’Anm che si ripete tale monito: “Fermo il principio di piena libertà di manifestazione del pensiero, il magistrato si ispira a criteri di equilibrio, dignità e misura nel rilasciare dichiarazioni ed interviste ai giornali e agli altri mezzi di comunicazione di massa, così come in ogni scritto e in ogni dichiarazione destinati alla diffusione”. Ed “evita di partecipare a trasmissioni nelle quali sappia che le vicende di procedimenti giudiziari in corso saranno oggetto di rappresentazione in forma scenica”. Ora la domanda che in molti si fanno nel Pdl è come il Pd possa “non votare tali emendamenti”.

Barani, inoltre, propone di sanzionare “il diffondere ai media notizie attinenti alla propria attività di ufficio ovvero il costituire e l’utilizzare canali informativi personali riservati o privilegiati, anche quando” il magistrato “non è tenuto al segreto o alla riservatezza su informazioni concernenti la propria attività giudiziaria”. E anche in questo caso si tratta di un testo sovrapponibile al Codice etico dell’Anm: “Nei contatti con la stampa e con gli altri mezzi di comunicazione – si legge nel Codice – il magistrato non sollecita la pubblicità di notizie attinenti alla propria attività di ufficio. Quando non è tenuto al segreto o alla riservatezza su informazioni per ragioni del suo ufficio concernenti l’attività del suo ufficio o conosciute per ragioni di esso e ritiene di dover fornire notizie sull’attività giudiziaria, al fine di garantire la corretta informazione dei cittadini e l’esercizio del diritto di cronaca, ovvero di tutelare l’onore e la reputazione dei cittadini, evita la costituzione o l’utilizzazione di canali informativi personali riservati o privilegiati”.

“Gli emendamenti presentati da Barani – spiega Nitto Palma – in ordine ai quali la commissione passerà alla votazione in una delle prossime riunioni sono sovrapponibili a talune ipotesi ritenute disciplinarmente rilevanti nel Codice deontologico dell’Anm”.