Mentre a Roma la saga dell’Imu si arricchisce di risvolti sempre nuovi e diventa epos nazionale contro i barbari fornicatori del Fondo Monetario, a Bruxelles vengono demolite, una dopo l’altra, le poche possibilità di riformare un sistema finanziario malato, marcio fino al midollo e incapace di rigenerarsi, se non ripetendo gli stessi errori che l’hanno portato al collasso.

Mercoledì 3 luglio il Parlamento europeo ha bocciato due emendamenti alla direttiva Ucits V (sui fondi di investimento) presentati dal parlamentare verde tedesco Sven Giegold per limitare i bonus versati ai gestori dei fondi comuni di investimento e tagliare le odiose commissioni di performance, che i fondi intascano quando riescono a fare meglio di indici di riferimento, spesso troppo facili da battere.

L’emendamento contro i bonus, che spesso incentivano i gestori ad assumere rischiose posizioni di brevissimo periodo a danno dei risparmiatori, è stato bocciato per appena 7 voti grazie al fronte compatto dei popolari, con il Pdl che ha fatto catenaccio votando fedele a favore degli interessi delle lobby finanziarie. Unica eccezione l’europarlamentare Pdl (ex Fli) Enzo Rivellini. Se l’emendamento fosse passato, si sarebbero potuti attaccare con forza anche i bonus dei gestori di fondi speculativi (hedge) e di private equity, sulla spinta del freno ai bonus dei manager bancari approvato dal parlamento europeo in aprile. Ora però diventa tutto più difficile.

Affondato, stavolta con un margine di 16 voti, anche il tentativo di tagliare le commissioni di performance che pesano sui portafogli dei risparmiatori dei fondi in un mercato europeo da 6.400 miliardi di euro, di cui ben 1.265 miliardi in Italia. Anche questa volta il Pdl ha votato compatto a difesa dei balzelli tanto cari all’industria finanziaria.

“Un giorno nero per la salvaguardia dei risparmiatori in Europa”, ha dichiarato Sven Giegold. “Conservatori e liberali hanno bloccato ulteriori passi verso la stabilità dei mercati finanziari e la protezione di chi investe nei fondi comuni. I popolari hanno paura di un cambiamento nella cultura finanziaria europea. Le lobby sono riuscite ancora una volta a convincerli”.

Delusione anche per il voto compatto dei popolari contro il taglio alle commissioni di performance: “sono commissioni non trasparenti che avvantaggiano solo le società di gestione e le banche, mentre riducono dolorosamente i rendimenti dei risparmiatori”, continua Giegold. Il parlamentare verde non si dà però per vinto. “Indipendentemente dal risultato della votazione l’Europa andrà avanti per sradicare la cultura dei bonus su obiettivi a breve termine nell’industria finanziaria”, ha dichiarato Sven Giegold a Financial News. “La Germania ha costruito un sistema industriale di altissimo livello basandosi su investimenti e piani di sviluppo a lungo termine. Perché non si può applicare lo stesso principio al mondo finanziario, superando la cultura dei bonus illimitati?”.

I prossimi appuntamenti con possibili riforme dei bonus saranno nel 2014, quando si discuterà l’Alternative Investment Fund Managers Directive (sui fondi hedge) e la proposta della Commissione Europea sui fondi monetari e sullo “shadow banking”, il sistema bancario ombra.

Ancora una volta saranno preziosissimi i voti dei popolari europei e di ogni singolo europarlamentare del Pdl. Ma mentre a Roma si abbaia contro i poteri finanziari occulti, pronti a salpare di nuovo a bordo del Britannia per annientare il Belpaese, a Bruxelles, quando è ora di votare, davanti a quegli stessi poteri il Pdl si presenta dimesso e ubbidiente. L’importante è salvare i poveri cittadini dall’Imu mentre, nel frattempo, le banche e le società finanziarie continuano ad alleggerire i loro conti correnti.