L’ultima seduta della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai ha registrato momenti paradossali, persino esilaranti. La destra del conflitto di interessi, quella che già controlla Mediaset, ha mostrato i muscoli contro la ‘Rai rossa’, secondo il copione dell’ultimo ventennio.

Brunetta ha tuonato contro i programmi di Rai3 che non lo invitano a comando. Un altro ha puntato il dito contro Floris, Annunziata e Fazio. Un terzo ha strepitato contro il circuito mediatico giudiziario che vuole soffocare il povero Silvio.

Naturalmente sono tutte balle. La destra controlla ancora i settori chiave della Rai, anzi ha una posizione dominante.
Nel Consiglio di amministrazione, con ben 4 consiglieri, è  il gruppo determinante, composto per altro anche da 3 ex parlamentari. Nessuna delibera può essere assunta senza il loro voto.
Quello che sorprende è la debolezza della reazione di fronte a questo spettacolo che si ripete sempre uguale.

Comprendiamo, si fa per dire, il bon ton tra neoalleati, ma persino l’avanspettacolo dovrebbe rispettare i limiti della decenza. L’attuale Consiglio di amministrazione, nominato in ‘articulo mortis’, corrisponde ad un’era politica quasi preistorica.

Una destra intorno al 20% dei consensi ha una rappresentanza doppia rispetto a tutti gli altri.
Le nuove forze politiche, da 5Stelle a Sel, non sono rappresentate. Questo assetto, al di là degli aspetti politici, rende la Rai ancora più debole nel rapporto con la pubblica opinione.
A questo punto ci sono solo due strade possibili: o si rinomina il consiglio e ciascuno indicherà la propria rappresentanza nel rispetto del più bieco rito lottizzatorio, oppure si apre uno scontro politico per cambiare la legge Gasparri che ha consegnato il potere di nomina in esclusiva ai governi e ai partiti.

Migliaia e migliaia di cittadine e cittadini hanno già firmato la proposta scritta da Tana De Zulueta, presentata da Move on, e sottoscritta  da decine di associazioni. Un gruppo di giuristi presenterà ora la proposta sul conflitto di interessi elaborata da Articolo 21.
Decine di parlamentari del Pd, di 5 stelle, di Sel, hanno già dato la loro adesione. Ora sarà il caso di farne una sola, di presentarla e di chiedere ai Presidenti delle Camere di garantire l’urgenza, anche perché la materia è strettamente connessa con la riforma della legge elettorale e con qualsiasi ipotesi di riforma o meglio di controriforma costituzionale.

Volendo, o meglio, volendo il Pd, ci sarebbero persino una maggioranza per sbaraccare la legge Gasparri e per riformare radicalmente la Rai. In questo caso, quelli che ieri se la ridevano in commissione parlamentare di vigilanza, potrebbero scoprire che anche l’avanspettacolo non sempre termina con il lieto fine.