Che sia arrivato il tempo di una nuova amnistia – dopo l’ultima, del 1990 – per far fronte alla drammatica emergenza del sovraffollamento delle carceri? Sui giornali e nei dibattiti se ne parla, ll ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri si è detta favorevole. E la maggioranza delle larghe intese sembra disponibile a votarla, anche perché – sospettano i maligni – con il pretesto del provvedimento umanitario c’è la possibilità di un provvidenziale colpo di spugna su processi e condanne ai colletti bianchi, primo fra tutti Silvio Berlusconi. ‘Uomo da marciapiede’ ha posto la questione a pendolari e viaggiatori in transito per la stazione centrale di Milano, ottenendo una variegata gamma di risposte. C’è chi si dice decisamente contrario perché “chi ha commesso reati è giusto che paghi”. Semmai “si può ragionare sulle pene alternative al carcere” e “allestire nuove strutture di detenzione”. E c’è chi al contrario ritiene che un provvedimento di clemenza sia l’unico strumento per riportare sopra la soglia di dignità un sistema penitenziario che “non rispetta i diritti umani dei detenuti e la finalità rieducativa della pena”. Altri sottolineano l’importanza di articolare in modo rigoroso il novero dei reati da estinguere per legge: niente corruzione e altri crimini della sfera politico-economica, per intenderci. Altri ancora segnalano – quale alternativa alla cultura dell’emergenza – la necessità di riforme strutturali, per esempio la depenalizzazione in fatto di droghe e immigrazione irregolare. E voi come la pensate? E’ necessaria un’amnistia, e a quali condizioni si può accettare? Dite la vostra nei commenti e votando la risposta che vi convince di più   di Piero Ricca, riprese di Ricky Farina, musica di Nicola Gelo