Il modo migliore per non riformare la costituzione è indubbiamente quello prescelto dall’ex presidente egiziano Morsi un anno fa: riunire in fretta e furia un’accozzaglia di presunti esperti, far approvare un testo raffazzonato in mezza giornata, chiamarlo costituzione e poi pretendere che la gente – i funzionari dello Stato, i giudici, l’esercito, magari persino i cittadini – ci creda pure.

Grazie che, solo un anno dopo, la cosiddetta, o sedicente, o pretesa costituzione islamica è stata sospesa, prima ancora dello stesso presidente. Ma anche in Italia, e non da oggi, ci siamo più volte avvicinati a questo guiness dei primati delle non-riforme costituzionali: con risultati forse meno drammatici, sinora, ma incomparabilmente più comici. La via italiana alla non-riforma della Costituzione – da qui in poi scritta con la maiuscola, per rispetto – è più o meno la seguente. Tutte le volte che si cerca un inciucio con Berlusconi gli si promette di riformare la Costituzione in cambio di qualcosa: oggi la legge elettorale, ma la rinuncia al parrucchino sarebbe uguale.

In effetti, gli ingredienti possono variare, ma la ricetta è sempre la stessa: rafforzare i poteri del presidente, qualsiasi presidente, rendere più spediti i lavori del parlamento, comunque formato, tagliare le unghie ai giudici, loro invece sempre quelli, abolire le province o istituire il federalismo, a piacere, impacchettare il tutto, metterci un fiocco rosa, sottoporlo a referendum confermativo (ma anche no: si pensi alla ridicola riforma dell’art. 81 sul pareggio di bilancio), e poi tirare un respiro di sollievo. Anche i mezzi possono variare.

Immemore della bicamerale di D’Alema, il governo dei larghi inciuci ha istituito una commissione di quaranta saggi: senza pensare che, in tempi di politica africanizzata o mediorientalizzata, come direbbe Maroni-Crozza, sarebbe fatalmente scattata l’associazione con Alì Babà e i quaranta ladroni, più tutte le associazioni conseguenti (le mille e una notte, apriti sesamo, la guerra del golfo, i quaranta guardoni, e così via, a cascata). E sì che l’esperienza avrebbe consigliato un numero diverso, almeno dispari: la Commissione dei 101, per esempio. E se proprio non si trovavano i 101 che hanno votato contro Prodi, pure ormai reperibili anche sull’elenco del telefono, si poteva raggiungere il numero con altri esperti tipo quelli di Morsi, che  – diciamolo – in una commissione così non avrebbero sfigurato neppure loro.