Ho ricevuto anch’io, per conoscenza, la lettera che allego sotto, rivolta da numerose donne e associazioni femminili al nostro premier e alla nuova delegata alle pari opportunità, la vice ministra Cecilia Guerra.

Qual è l’antefatto? All’indomani delle dimissioni di Josefa Idem, la scelta di non nominare una nuova ministra ma di assegnare la delega per le Pari Opportunità alla vice ministra al Lavoro, aveva provocato la reazione delle donne e di moltissime loro associazioni (incluso l’Accordo per la Democrazia Paritaria, nutrito cartello di gruppi femminili), che chiedevano compatte di non rinunciare a un ministero di cui sentono primaria necessità. Fra queste voci anche quella di Barbara Stefanelli, dalle pagine del Corriere; ma la risposta del premier Enrico Letta non ha placato le preoccupazioni: le donne hanno rilanciato: rivolgendosi, questa volta, sia al premier sia alla viceministra.

Concordo con la richiesta delle donne di dedicare la massima attenzione alle politiche per le pari opportunità in Italia. Ma, in aggiunta, mi ha colpito in questa seconda lettera un riferimento al “metodo“, che sottolinea come i metodi dirigisti e impositivi della politica tradizionale vadano sradicati dalle pratiche istituzionali e politiche perché privi di relazione e di riconoscimento del valore di quanto già è stato fatto e della differenza. “Differenza che noi vogliamo portare al governo del Paese, nei luoghi dove si decide per tutti, anche per noi”, specificano le firmatarie.

Perché apprezzo la determinazione che si legge, in queste parole, a resistere alla mancanza di fiducia e di relazioni che spinge sempre più elettori (soprattutto giovani e donne) a voltare le spalle ai partiti, alla politica (così come i partiti la intendono e la interpretano) e alle istituzioni. E infatti, nell’argomentare e sottoporre con trasparenza le loro richieste, queste donne includono un messaggio di metodo che è rivolto a tutti, qualcosa di semplice (e difficilissimo), che fornisce anche la chiave per uscire dalla peggiore impasse della politica: la distanza e perfino l’astio dei cittadini.

Una distanza scritta a lettere di fuoco nell’astensionismo che sta caratterizzando le tornate elettorali, sia politiche che amministrative, qualcosa che non può essere motivo di riflessione solo al momento di raccogliere voti, e che non può essere liquidato illudendosi di essere diventati più anglofoni; più nord europei; o addirittura più statunitensi.

Quanto facciamo per riallacciare quel dialogo che si è interrotto? Come dimostriamo che davvero abbiamo capito il disagio e la sfiducia crescente? Quali atti, oltre alle parole di circostanza post elettorale? Non abbastanza, ma buoni suggerimenti ci vengono dalle donne.

Non so se il Presidente del Consiglio risponderà loro. Ma tutte e tutti hanno diritto ad una relazione di ascolto paritario e non dirigista, quella che nasce da un metodo di ascolto nuovo, fino a qui mancato, che comprenda un contraddittorio su eventuali posizioni non condivise ma non allontani chi, ancora, si impegna a cercare un dialogo.

E’ questo il metodo di cui abbiamo bisogno se non vogliamo veder lievitare la sfiducia verso le istituzioni, la politica e i partiti. Perché è questa l’essenza della democrazia, ed è anche la vera sfida da non perdere.

Da parte mia, non posso qui non ricordare che questo bisogno di ascolto e interazione è anche stato impulso alla nascita della piattaforma TuParlamento, che si è messa a disposizione come strumento per sperimentare insieme metodi nuovi, per una politica largamente condivisa.

 

Al Presidente del Consiglio, egr. Enrico Letta
e
alla Vice Ministra con delega alle Pari Opportunita. gent.ma Cecilia Guerra

e per conoscenza a tutte le Ministre e alle elette in Parlamento

Dando il benvenuto alla nuova delegata alle Pari Opportunità, desideriamo sottoporre al Presidente del Consiglio alcune riflessioni.
Per fare veri progressi sappiamo bene quanto sia importante che saperi, esperienze, pratiche trovino le espressioni e i modi per un confronto utile e condiviso. Tra e con le donne. E’ questa la strada innovativa che, ricercata e intrapresa dal ministero delle Pari opportunità di Josefa Idem, le donne e le tante associazioni hanno apprezzato dopo anni di deludenti politiche di pari opportunità.
Non abbiamo motivo di dubitare che la nuova delegata saprà tessere relazioni altrettanto significative nel rispondere alle richieste che vengono dal mondo delle donne (e da chi reclama pari opportunità reali), alla ricerca delle soluzioni migliori.
Questo ci auguriamo.
Esprimiamo tuttavia disappunto per il fatto che il Presidente del Consiglio, nella lettera al Corriere della Sera (rispondendo alle preoccupazioni già espresse da moltissime donne e associazioni), abbia ricalcato il metodo, tutto maschile, storicamente proprio a partiti e istituzioni: spiegare a chi dissente che non ha capito – o che ha frainteso (benché si possano scegliere le parole migliori e più educate per farlo, come Letta dimostra).
In questo caso, il Premier si è premurato di spiegare che chi governa ha ben chiaro di cosa le donne hanno bisogno, farà dunque il meglio per loro, spiegandoci perché dobbiamo apprezzare.

Ma, per veri cambiamenti, questo metodo non è più accettabile, per tutte e per tutti: va sradicato dalle pratiche istituzionali e politiche perché privo di relazione e di riconoscimento del valore di quanto già stato fatto e della differenza. Differenza che noi vogliamo portare al governo del Paese, nei luoghi dove si decide per tutti, anche per noi.

Si può discutere sulle forme ma quello di cui abbiamo bisogno è un Ministero con poteri reali e forti. In molte abbiamo dubbi, anche in base all’esperienza, sull’efficacia di un Ministero delle Pari opportunità, riguardo a come fin qui abbiamo visto esercitare la delega alle Pari Opportunita (ricordiamo, infatti, che un vero Ministero dedicato ai diritti delle donne l’Italia non l’ha mai avuto). Alcune guardano con favore alla scelta francese, cioè un ministero che valuta preventivamente tutti gli atti degli altri dicasteri (per vagliare ed eventualmente correggere, progetti e proposte in base a rigorose valutazioni di impatto di genere); altre al metodo dei Paesi scandinavi.
Certo si possono e si devono considerare strade nuove.

Ma senza relazioni paritarie, rispettose delle esperienze già fatte e delle differenze, questo non sarà possibile.
Abbiamo bisogno di superare i metodi impositivi della politica maschile tradizionale; in caso contrario il significato delle parole, incluse quelle del premier Letta, continuerà a venire svuotato da comportamenti dirigisti ormai obsoleti.

Si tratta, con coraggio, di fare un passo in più, nominando una ministra che potrà essere anche la stessa Cecilia Guerra, apprezzata da tutte noi per le sue capacità e competenze.

Certe che il Presidente del Consiglio vorrà tener conto di questi spunti, nel frattempo con stima rivolgiamo alla Vice Ministra Cecilia Guerra i nostri più sentiti saluti e auguri di buon lavoro.


2 luglio 2013

Primi gruppi e associazioni firmatari:

ABA Associazione Anoressia Bulimia
Amiche di ABCD
Assolei
Luisa Betti/Giornalista – blog Antiviolenza
Sabina Ciuffini/Unaqualunque
Corrente Rosa
Caterina della Torre/Dols
Donne che si sono stese sui libri e non..
Donne e informazione
Donne inQuota
Donne ultraviolette
Donne per Milano
FimminaTv
Gio (osservatorio studi di genere delle 4 università romane)
inGenere
L’Oro delle Donne
Lorella Zanardo/il Corpo delle Donne
Marea
Noi Donne 2005
Parimerito
Radio delle Donne
Rete Donne per la Rivoluzione Gentile
Rete per la Parità
Barbara Spinelli/Giuristi Democratici
Tavola delle donne sulla violenza e sulla sicurezza nella città
TerradiLei