Leggo da questo articolo de Il Foglio una serie di cose che definire sproloqui suona come un eufemismo. Ricordano molto un altro articolo, apparso qualche giorno fa su Avvenire, che in modo più sottile, ma certamente non meno subdolo, sosteneva che in Italia non vi sarebbe bisogno di una legge contro l’omofobia e la transfobia come quella attualmente in discussione alla Camera.

Entrambi gli articoli sono fuorvianti e, in ultima analisi, errati nelle loro argomentazioni.

Sappiamo già molto bene con quali motivazioni ci si schiera contro una legge contro l’omofobia e la transfobia. Non serve, si dice. Ci si occupi d’altro, si aggiunge. Oppure, non si parla di omosessualità, non si capisce cosa sia l’orientamento sessuale. Infine, si accusano i sostenitori della legge di voler abrogare implicitamente o comunque limitare la libertà di pensiero degli italiani, già ampiamente martoriata da intercettazioni, bavagli, Datagate e compagnia bella.

Nessuna di queste ragioni ha pregio. Anzi, sulla loro validità logica e teorica, e forse anche sulla buona fede di chi se ne serve, si possono nutrire ampi dubbi.

Vale la pena al riguardo di ricordare che c’è già una legge che punisce ogni violenza e discriminazione fondate su caratteristiche personali quali la religione, l’etnia, la nazionalità e la razza. E’ la Legge Mancino (n. 654/1975, poi modificata nel 1993 e da qui il nome). Basta leggerla per rendersi conto che vi sono protette caratteristiche personali immutabili o, come la religione, considerate comunque degne di tutela da parte del diritto.

L’orientamento sessuale dovrebbe ricadere tra le caratteristiche protette, così pure l’identità di genere. Si tratta infatti di una caratteristica che è ragione di violenza e discriminazione. Si vuol forse negare che i gay e le lesbiche siano stati fatti oggetto, nel corso dei secoli, di pesanti discriminazioni, intimidazioni e ritorsioni? Si vuol forse negare che ancora oggi esistano casi diffusi di intolleranza, irragione, repulsione e rigetto dell’omosessualità quasi si trattasse di una malattia, di una stranezza o di qualcosa da non vedere e comunque rifiutare? Possono gli autori degli articoli sopra citati sostenere, in piena coscienza, che le coppie gay possono passeggiare liberamente mano nella mano e baciarsi nelle nostre piazze, nei parchi, nelle vie, in modo libero come fanno le coppie eterosessuali? Possono costoro sostenere, sempre in coscienza, che le persone omosessuali godono degli stessi diritti di tutti?

Fa poi sorridere – se non fosse che tutte le persone gay, lesbiche e transessuali italiane ne hanno abbastanza di queste vere e proprie cialtronerie mascherate da giornalismo o da filosofia – l’affermazione che l’orientamento sessuale “come è noto, raccoglie al suo interno diversi ambiti, come l’incesto, la pedofilia, il sadismo, la poligamia e altro ancora“. Con quale coraggio morale o base empirica si può affermare che l’orientamento sessuale comprende la pedofilia, il sadismo, la poligamia o l’incesto? I gay non sono dei criminali, né sono affetti da psicopatologie. Sono persone, cittadini, esseri umani che hanno dignità e diritti. Che se ne facciano una ragione.

Ammettere che l’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, una direttiva europea, almeno una dozzina di sentenze di corti sovranazionali quali la Corte di giustizia dell’Unione europea e la Corte europea dei diritti dell’uomo, persino la Corte interamericana dei diritti umani e le Corti Supreme di una ventina di Paesi, per non parlare della Corte costituzionale e della Corte di Cassazione, quando citano “l’orientamento sessuale“, lo fanno intendendo anche pedofilia, sadismo eccetera è, ça va sans dire, oltremodo ridicolo.

Leggi contro l’omofobia e la transfobia le hanno tutti i Paesi civili. E noi italiani non lo siamo, nella misura in cui usiamo argomentazioni risibili per opporci a legittime richieste di protezione contro la violenza e la discriminazione e sfruttiamo la libertà di espressione, in definitiva, per giustificare l’odio.

Anche tutto questo, in fondo, non potrebbe essere chiamato in modo diverso: è omofobia.