Ho sempre pensato che l’ideologia fascista, in Italia, non sia mai stata sradicata completamente. La prova dell’attendibilità di questa mia convinzione l’ebbi tanti anni fa, quando vinsi il concorso a cattedre di filosofia nella scuola statale. Poco tempo dopo trovai nella cassetta della posta l’invito a presentarmi al commissariato di Polizia di via Aurelia a Roma, dove allora abitavo.

La mattina seguente mi presentai diligentemente alla convocazione. Trovai un maresciallo e un appuntato che mi fecero sedere davanti ad un tavolo. Il maresciallo cominciò ad interrogarmi e l’appuntato batteva sulla macchina da scrivere  le domande e le risposte da mettere a verbale.

Prima domanda:”Ci sono stati casi di pazzia nella sua famiglia?” Risposta: “Che io sappia, no…..poi  vai a sapere”. La stranezza della domanda mi indusse a mettermi sulla difensiva.
Seconda domanda: “Quali sono le sue idee politiche?” Scattai subito. “Non sono venuta a fare professione di fede politica”. Il maresciallo assunse un atteggiamento minaccioso. Guardi che se non mi dice quali sono le sue idee politiche posso pensare che siano quelle che, probabilmente, non sono le sue. Tradotto in un linguaggio meno criptico il significato era questo: “Se non mi dice quali sono le sue idee politiche posso pensare che sia una sporca comunista”. Risposi: “Pensi come le pare. La nostra Costituzione ci garantisce la libertà di pensiero”. Seguì un lungo silenzio, rotto dal maresciallo che espresse la sua idea geniale: “Scrivi – disse all’ appuntato- “Nessuna idea politica”. Piccata, esplosi: “Ma che insegnante sarei se fossi una scema qualunquista?” Certamente non farò propaganda politica. Se poi, qualche alunno mi chiederà il mio orientamento politico, lo dirò e ci confronteremo civilmente, rispettandoci a vicenda”.

Un altro lunghissimo silenzio. Poi, per fortuna, il maresciallo ebbe l’idea risolutiva. “E’ iscritta a un partito politico?”  No- risposi- perché voglio essere libera di non continuare a votare un partito che mi ha deluso”

 Tornai a casa un po’ preoccupata. La cattedra che avevo vinto non era sicuramente una comoda poltrona. Tuttavia, su quella sedia ci sono stata per quaranta anni e ancora la rimpiango.
Nota: i fatti narrati sono rigorosamente veri.

Franca Maria Bagnoli

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