Ad un anno esatto di distanza da quando la Troika ebbe la certezza che la Grecia avrebbe obbedito al memorandum, due sono le notizie che scuotono non solo il Paese ma l’intera Eurozona. Da un lato Bce, Fmi e Ue danno “i tre giorni” ad Atene: o rispetterà i patti con i creditori internazionali o niente tranche di aiuti da otto miliardi. Dall’altro la stessa Troika potrebbe sciogliersi per via delle crescenti pulsioni interne al Fondo Monetario Internazionale, che vorrebbe tirarsi fuori dal programma di aiuti. Con una serie di effetti a catena che terremoterebbero in primis Berlino.

Sono giorni difficilissimi ad Atene, stretta nella morsa di un memorandum che non ha fine, contingenza che sposa alla perfezione quanto ammesso dagli stessi dirigenti del Fmi lo scorso gennaio: quando ammisero ufficialmente di aver sbagliato la cura per un malato grave (la Grecia) che al momento è alimentata e idratata artificialmente. Ma che non ha reali possibilità di tornare vivere, come lo stesso George Soros due giorni fa ha certificato pubblicamente. La Grecia ha tempo fino a mercoledì per dare effettive garanzie alla Troika, contrariamente non potrà avere accesso agli 8,1 miliardi di euro che costituiscono la tranche di prestiti prevista per agosto. Il tutto è tarato per arrivare all’appuntamento del prossimo eurogruppo dell’8 luglio con le idee chiare.

Ma cosa vogliono ancora dalla Grecia? Espansione della riforma sul lavoro e riforma dei contributi previdenziali. Ma soprattutto da Bruxelles premono fortemente affinché la task force internazionale al lavoro nei ministeri greci metta a punto il nuovo modello di lavoro flessibile immaginato per tagliare la spesa pubblica e il costo del lavoro: con nuove norme che conducano a una bassa retribuzione, senza alcun ritorno previdenziale, così come i tedeschi suggeriscono al governo Samaras. E al fine di ridurre direttamente la disoccupazione dal 2% al 4% (promettono) ma con di fatto una normativa di lavoro part-time, retribuita al massimo con 350 euro.

Ma non è tutto, perché accanto a questa nuova misura che rischierà di tornare utile solo alle aziende che assumeranno a stipendi da fame, si staglia minacciosa la spada di Damocle dei debiti pubblici che l’Inps greca e la mutua hanno in pancia. Con numeri raccapriccianti, per cui molti sono quei lavoratori ad aver già avuto sentore che difficilmente avranno la liquidazione. Inoltre percepiranno il primo assegno della loro pensione a distanza anche di un anno dall’ultimo giorno di lavoro.

Accanto a questo scenario spettrale si apprende che il Fondo monetario internazionale starebbe pensando seriamente di tirarsi fuori dal programma di aiuti alla Grecia. Secondo una fonte del Fondo, dal momento che hanno già perso parecchi denari in occasione di due subvalutazioni (senza dimenticare il mea culpa per conti sbagliati che sono costati 9 miliardi), se dovesse essercene una terza il Fondo non erogherà la sua quota(1,8 miliardi di euro per terzo e 1,8 miliardi per il quarto trimestre del 2013). Con tutte le conseguenze che ne deriverebbero per l’ulteriore finanziamento del programma greco.

Si tenga conto che già l’alleanza del Nord (Finlandia, Paesi Bassi, Austria, Germania) ha messo in chiaro che se uscisse l’Fmi anche loro metterebbero in forse la partecipazione al salvataggio. Ce n’è abbastanza per mettere a rischio la flebile alleanza del governo conservatori-socialisti (già ribattezzato delle “larghe intese con Berlino”), nato da una settimana e subito alle prese con il caso di forti squilibri all’interno del partito conservatore del premier Samaras. Mentre arriva da Mosca una stoccata all’esecutivo pro Troika, dove si trova in visita ufficiale il leader del Syriza Alexis Tsipras.

Incontrando Alexei Pouskof, presidente della Commissione Affari Esteri della Duma, Leonid Kalashnikov, segretario generale del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa e Alexander Romanovits, membro del direttivo del partito “Russia Giusta” candidato e governatore di Mosca, Tsipras ha ringraziato la Russia per l’attenzione che nutre verso la Grecia “preda dei conquistatori della troika”. E c’è chi parla già di nuove elezioni ad ottobre.

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