Galeotta fu l’omonimia. Succede alla Camera dei Deputati. Dove, dopo 5 mesi di legislatura, il deputato del Carroccio, Giovanni Fava, decide di dimettersi (è il 4 giugno, ma la richiesta è del 7 maggio) per andare a fare l’assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia, regnante Roberto Maroni. Al suo posto, entra a Montecitorio Andrea GibelliE fin qui si sarebbe trattato solo di un normale avvicendamento tra deputati, se non fosse per un particolare; Giovanni Fava non ha mai ricevuto neppure una lira di stipendio da parlamentare. E come mai? Perché, per un madornale errore dell’ufficio delle Competenze Parlamentari di Montecitorio, il suo stipendio è stato sempre accreditato su un altro conto corrente, quello del suo omonimo Giovanni Claudio Fava, esponente di spicco di Sel. Che per cinque mesi ha dunque ricevuto lo stipendio doppio. E si chiedeva il perché non riuscendo a darsi una spiegazione.

Il 10 di giugno, una delle segretarie di Giovanni Fava della Lega Nord lo chiama: “Guarda, mi dice – racconta la “vittima” – nel tuo conto corrente non è mai stato accreditato un soldo da parte della Camera. Mancano all’appello più di 45mila euro, ti informi sul perché?”. “Devo essere onesto – prosegue, non senza imbarazzo, l’esponente leghista – io non guardo mai il conto corrente, lo fanno per me le mie segretarie e dunque non mi sono mai accorto di nulla. Poi, vista la cifra, ho chiamato la Camera e lì mi hanno spiegato l’errore…”.

Cioè: Giovanni Fava e Giovanni Claudio Fava hanno entrambi il conto corrente presso il Banco di Napoli, istituto interno alla Camera. In questa filiale, però, sono arrivate diverse richieste di accredito con lo stesso numero di Iban, quello dell’esponente di Sel e la banca ha eseguito puntualmente il versamento. Su un unico conto. “La colpa è chiaramente mia – dice Fava leghista – perché non ci ho guardato, ma anche l’altro, possibile che non si sia accorto di nulla?”. In effetti, a Claudio Fava di Sel qualche sospetto è venuto vedendosi accreditare il doppio dello stipendio ogni mese, ma “mi ha detto – racconta sempre il suo omonimo del Carroccio – che aveva anche pensato ad accantonarli, in attesa di avere chiarimenti, ma poi anche lui si è dimenticato, evidentemente…”.

Non è andata proprio così. La Camera, accortasi dell’errore, ha richiesto a Claudio Fava, attraverso la Banca, di tornare in possesso della cifra erroneamente accreditata. “Ma sono stato io a segnalare che c’era un’anomalia – ci dice Fava – solo che loro continuavano a dirmi che non riscontravano alcun errore…”. “Per mia fortuna – commenta con un po’ di amarezza il Fava leghista – io di quei soldi non ho bisogno, può prendersi tutto il tempo che vuole per ridarmeli, tanto anche la Camera mi ha detto che fino a quanto non saranno rientrati in possesso dell’intera cifra, non potranno rifondermi, ma pazienza, tutti commettiamo errori… Certo, strano che lui non abbia detto nulla… Sono cifre imponenti…”. Claudio Fava, invece, ha detto, ha segnalato, ha scritto. Solo che non essendoci nessuno che “richiedeva la cifra, forse – sostiene il deputato di Sel – hanno pensato che l’errore non ci fosse, tanto che a me dicevano che andava tutto bene, l’iban era quello giusto”.

La faccenda, insomma, è andata avanti per mesi. Fino a quando, appunto, l’errore non è emerso grazie ai conteggi fatti per le dimissioni del leghista. E, a quel punto, la Camera ha chiamato il secondo Fava “chiedendomi la restituzione”. “Quando mi hanno chiamato – racconta Claudio di Sel – ero a Milano e non ho potuto fare subito il bonifico, l’ho chiuso solo pochi giorni fa, direttamente in banca”. Agli uffici di Montecitorio non è arrivata ancora alcuna comunicazione ufficiale e il caso resta quindi sospeso. “Attendiamo di vedere se la cifra è stata versata nella sua interezza, perché ci era stato detto che sarebbe stata versata in diverse trance…”. Il giallo prosegue, tra lentezze burocratiche, errori grossolani e imbarazzati silenzi di chi, per troppi mesi, ha fatto finta di non vedere per non ammettere di aver sbagliato. E in modo pesante.

Riceviamo e pubblichiamo
Falso. Il sottoscritto se n’è accorto dopo il primo mese ed è il sottoscritto (non altri, né il mio omonimo leghista) che ha segnalato con lettera (protocollata) all’amministrazione della Camera l’errore. Appena la Camera ha fornito l’importo esatto del bonifico errato, la cifra è stata rimessa nella disponibilità della Camera. Per un atto di onestà immediata e dovuta non mi aspetto gratitudine ma nemmeno il sospetto di furbizie o di reticenza.
Claudio Fava

Ci scusiamo per la parola “furbizia” – ora rimossa dall’attacco dell’articolo – che poteva indurre a pensare che fosse riferita all’onorevole Claudio Fava. Il resto dell’articolo (fin dalla prima stesura), riporta correttamente, in merito alle segnalazioni agli uffici di Montecitorio, la versione poi ribadita da Fava anche nella sua replica.