Inizio con Parmenide”. Si migliora stando lontano dalla politica. Un bell’esempio di pulizia interiore, riflessione, apertura al mondo classico e recupero della memoria lo mostra Luca Barbareschi, forse ingiustamente e dolosamente chiamato in causa per traffico di fiction da Sergio De Gregorio, il maggior trasformista vivente. “Opinione da un lato, verità dall’altro”.

Il pensiero intramontabile del fondatore della scuola eleatica.
Canaglie, spargitori di merda, lordume.

Eravamo a Parmenide.
Voi giornalisti dovreste stare lontani dalle canaglie. Puntare alla verità dei fatti. Come è stato possibile che abbiate creduto a un uomo che ha venduto la sua anima, come egli dice, e accusa altri senza un perchè?

Il nome di Barbareschi dentro il mercato berlusconiano è parso plausibile. Perché è successo?
Lo chiedo a lei.

Domandiamocelo insieme.
La politica mi ha ridotto alla fame. Sa a quanto ammontava la mia dichiarazione dei redditi prima di entrare in politica? Un milione e mezzo di euro. Sa dopo? Duecentomila euro.

Orribile svalutazione.
Sono socialista a sangue perché amo la socialità. Amavo Craxi come Silvio lo ha amato. E infatti in Berlusconi ho ritrovato la luce perduta. Lo conoscevo ben prima, e il mio curriculum cinematografico, fiction comprese, è così sterminato da non avere bisogno del tradimento per alcunché. Ho perso non ho ricevuto. Altro che sette fiction in cambio del sì al suo governo. Il mio è stato un gesto deliberato, fondato sul sentimento e sulla ragione, appena mi sono accorto… vogliamo dirci tutto?

Diciamoci tutto. Barbareschi ha gareggiato alle elezioni della scorsa legislatura con il cartello appeso al collo Silvio mi manchi.
Sapesse quanto mi è costato. Parlo quattro lingue, ho dato tanto al teatro, al cinema. Ho una personalità forte e riconosciuta. L’amor proprio, il senso dell’integrità, dell’identità.

È andato tutto a ramengo.
Ecco, stavo per dirlo. Cammin facendo nella legislatura mi convinco che è tempo di una rivoluzione liberale e aderisco al progetto di Fini. Scrivo il famigerato discorso all’Italia. Di più: gli creo il nome. Futuro e libertà è una mia idea.

Questo non si sapeva.
Logico, non conosce International, un mio film in cui il protagonista parlava di Futuro nella libertà.

Ma perché De Gregorio si è incarognito?
Mi creda: non lo conosco. Un giudice riceve una deposizione, fa il suo mestiere. Sa cosa mi è capitato?

È stato convocato dal giudice.
Intercettano una telefonata in cui dico ad Alemanno che voglio fare qualcosa per il Paese. Fammi fare l’assessore alla Cultura, il viceministro, oppure il ministro. Sono in Parlamento, voglio rendermi utile.

Giustissimo.
Alemanno mi dice che queste cose le organizza Bisignani.

Ma va!
E chiamo Bisignani, che conosco da una vita.

Giusto.
Il senso del mio impegno era di dare qualcosa all’Italia. Ho rinunciato a fare film perchè non volevo che si dicesse male. Mi sono ritagliato solo qualche apparizione teatrale, dieci minuti al pianoforte, qualcosa che mi facesse riprendere aria.

La politica è stata una delusione.
Non le ho detto perché è finita con Fli.

Per divergenze politiche.
Vengo a sapere che in sala, la sala di Bastia Umbra, del discorso all’Italia… c’era un bel po’ di camorristi.

Accidenti!
La fonte è qualificata e io faccio un test di prova, verifico direttamente con Berlusconi che conferma la vocina che mi è giunta.

Da lì sceglie il ritorno all’antico amor.
In tutta libertà e chiarezza, altro che fiction. Io ho pagato caro e ho rifiutato cose, parlo solo dell’ultimo lavoro, di Olivetti. Andrà in onda su Rai l’anno prossimo.

È una fiction!
Ma è del 2012! E io non ho fatto Olivetti. La parte l’ho ceduta a Zingaretti.

Non so gli altri, ma io le credo.
Non capite il danno d’immagine della mia vicinanza a Fini. Per un mese, come effetto collaterale dell’inchiesta sulla casa a Montecarlo, mi sono ritrovato Il Giornale che mi ha fatto le pulci sulla mia casa di Filicudi. Una vasca per l’acqua di trent’anni fa ritenuta abusiva.

La sua casa è bellissima.
La più bella dell’isola.

Muoio d’invidia.
Può essere mio ospite, se ritiene.

La ritorsione è tra le ingiustizie quella più ingiusta.
Assolto da tutto naturalmente.

La verità vince sulla bugia.
Solo che adesso hanno ripreso in mano l’inchiesta perchè dicono che avrei fatto pressioni su chissà chi fregiandomi del mio status di deputato.

Militi indomiti.
Verrà fuori la verità.

La politica sporca.
Mi trovavo a Porta a Porta e avevo di fronte un politico ladro che pontificava. Ladro condannato come tale. Allora gli dissi: spero che la mettono in cella e buttino la chiave. Sa che il ladro mi ha fatto causa ?

E perché?
Perché non potevo dirgli che era un ladro. Quarantamila euro gli ho dovuto risarcire.

Che ladro.
Mi raccomando a lei.

Non ritorni più in politica.
Mai.

Solo guai.
Mi sento liberato.

Però qualcosa mi dice che invece…
Sbaglia. L’unico mio piacere è fare qualcosa per l’Italia, per il bene comune.

da Il Fatto Quotidiano del 2 luglio 2013