Un alto prelato vaticano sguinzagliato per mediare tra i contendenti e mettere la parola fine alla storia della eredità Faac. Non è chiaro se si tratti di un emissario del nuovo papa Francesco o la storia risalga a quando Ratzinger era ancora regnante. Di sicuro il retroscena porta la questione dell’impresa dai bilanci milionari per la prima volta all’ombra del Cupolone. La storia, diventata una delle vicende giudiziarie più complesse degli ultimi anni, è quella della Faac, multinazionale di Bologna che produce cancelli, passata in eredità alla Chiesa grazia a tre presunti testamenti olografi, contestati dai parenti del padrone deceduto.  

Nella guerra a colpi di rivendicazioni e liti personali, ora spunta l’ipotesi mediazione richiesta addirittura dal Vaticano. Il presunto tentativo di accordo coi parenti, che contestano la veridicità dei testamenti all’Arcidiocesi, avrebbe dovuto riguardare una cifra corrispondente a un terzo del patrimonio del padrone defunto, Michelangelo Manini, stimato in circa 1,7 miliardi di euro, in cui è compresa anche l’azienda con i suoi 1.400 dipendenti. Se ci fosse stata un’intesa, infatti, il procedimento davanti al tribunale civile riguardante il lascito del manager defunto si sarebbe estinto. Ma nonostante i tentativi del mediatore romano, la curia bolognese, guidata dal cardinale Carlo Caffarra, di fronte a queste ipotesi transattive, avrebbe sempre rifiutato. Non solo, la recente proroga di due anni di Caffarra da parte del pontefice, chiuderebbe ogni spiraglio a un accordo.

La notizia del misterioso mediatore vaticano ha scatenato subito le reazioni delle varie parti in causa nella vicenda. Mariangela Manini, cugina di Michelangelo e insieme allo zio Carlo Rimondi capofila dell’ala più ‘intransigente’ dei parenti che contestano i testamenti alla Chiesa, ha negato di avere mai pensato a una trattativa: “Non ho fatto nessuna proposta all’Arcidiocesi, quindi nessun laico o prelato italiano, svizzero o del Vaticano deve appoggiare delle proposte che io non ho fatto e che mai farò. In diverse occasioni ho detto chiaramente e a voce alta che in molti si butteranno, come hanno fatto, sui soldi della nostra famiglia”. In questa intricata vicenda Mariangela Manini ha aperto un altro contenzioso di fronte al giudice (assistita dall’avvocato Rosa Mauro), per dimostrare che lei è sorella di Michelangelo e non cugina. La donna infatti sostiene di essere figlia dello stesso padre, Giuseppe Manini, fondatore della Faac negli anni Cinquanta e dunque titolare di parte dell’eredità.

L’altra ala dei parenti tuttavia, quella che sembra essere più a favore della trattativa, al Fatto quotidiano conferma che dei contatti con la Chiesa ci sono stati: “Se ne parlò a cavallo di Natale”, spiega l’avvocato Sergio Ciliegi. “Quando prospettammo all’avvocato della Curia, Michele Sesta, la possibilità di una trattativa, chiese per prima cosa che tutti coloro che erano in causa contro la Curia si mettessero insieme per diventare un unico interlocutore. Poi se ne sarebbe potuto parlare”. Nella vicenda infatti i pretendenti sono tanti: oltre ai diversi parenti (gli zii di Michelangelo sono sei), c’è anche il dentista del manager, Lucio Corneti, che portò un presunto testamento scritto su un foglio per il trattamento dati, in cui riceveva tutta l’eredità. “La Chiesa avrebbe insomma eventualmente trattato uno a uno”, spiega Ciliegi, che poi aggiunge: “Il legale dell’Arcidiocesi tuttavia non parlò né di cifre né di altro. Disse che la Chiesa non era tendenzialmente per la trattativa, ma una timida apertura, direi una pre-apertura, ci fu”.

Secondo altre fonti del Fatto quotidiano è a questo punto che entra in gioco un misterioso faccendiere, forse lo stesso “alto prelato”, di cui hanno parlato le fonti romane dell’agenzia Ansa. Un’apparizione che però avrebbe portato pochi frutti. Le cause giudiziarie, penali e civili sono rimaste in piedi, non è chiaro se per l’intransigenza della Curia o per quella di una parte dei parenti.

Anche Andrea Moschetti, presidente del cda della Faac, nominato dalla Curia prima che le azioni della multinazionale venissero sequestrate e messe sotto custodia giudiziaria, nega le voci di qualunque contatto: “Non vi è alcuna trattativa in atto sull’eredità Faac. Sono invece imminenti gli accertamenti sui testamenti, che ci auguriamo possano concludersi in tempi brevi, mettendo la parola fine a questa vicenda”.

In effetti proprio per il 2 luglio è previsto il conferimento dell’incarico al RIS di Parmada parte della Procura di Bologna. Il procuratore aggiunto Valter Giovannini e il sostituto Massimiliano Rossi indagano infatti per falso riguardo ai testamenti, tre in tutto, che lasciavano alla Chiesa cattolica tutti i beni (il testamento del dentista è sotto indagine a Modena). Secondo i parenti del defunto quelle carte non sono autentiche e non sono scritte dal manager. La perizia del reparto investigazioni scientifiche potrebbe dire una parola importante a riguardo sia dell’inchiesta sia del procedimento civile.