Madri che vivono una condizione di disagio psicologico e sociale, senza fissa dimora e senza risorse. Donne sole che hanno scelto, come previsto dalla legge, di non riconoscere il proprio bambino, ma anche future mamme dipendenti da alcol e da droga o anche donne vittime di violenza. La maternità può anche essere questo, una parentesi dolorosa tra limiti, fragilità e difficoltà di chi la vive. A queste donne e ai loro figli, si rivolge il “Piano per la tutela della nascita a rischio psicosociale”, promosso dalla Provincia di Roma in convenzione con le Aziende sanitarie locali dove è presente un reparto maternità. “L’obiettivo garantire a tutti i bambini che nascono, la protezione e la tutela dei diritti, indipendentemente dalla loro appartenenza etnica e dalle condizioni socio-economiche in cui vengono messi al mondo, contrastando quei fenomeni sommersi di disagio, che poi possono manifestarsi e sfociare in maltrattamenti e persino nell’infanticidio – sottolinea Annamaria Campestre, segretario e direttore generale della Provincia di Roma – Il Piano prevede per questo la messa in rete dei servizi rivolti alla maternità, all’infanzia e alle categorie socialmente fragili  per superare la frammentazione dei livelli di assistenza e presa in carico della donna, individuare il contesto a rischio e intervenire tempestivamente con un approccio integrato”.

“Il supporto alla una genitorialità consapevole – afferma Marisa Persiani dirigente del Dipartimento servizi sociali della Provincia di Roma – avviene attraverso un approccio laico, basato sul rispetto delle scelte della donna e della tutela del bambino. La donna ha il diritto a essere informata sulle leggi che tutelano la maternità e sulle forme di aiuto che può ricevere, ha il diritto di essere ascoltata e sostenuta durante la gravidanza e anche di poter scegliere di non riconoscere il bambino, consentendogli di ricevere le cure necessarie al suo sviluppo”.

“Il fenomeno della depressione post partum si acutizza laddove la madre vive una condizione di fragilità sociale, come nel caso delle donne migranti ma non solo”, afferma Aldo Morrone, direttore generale dell’azienda San Camillo- Forlanini, dove è attivo lo sportello salvamamme – salvabebè e dove, nel marzo scorso, una ragazza romana di 25 anni ha abbandonato nel cassonetto dell’ospedale il corpo del proprio bambino, dopo aver vagato per 20 ore con il feto nella borsa.

Il Piano per la tutela della nascita può contare anche su una parte innovativa grazie a un software che la provincia di Roma fornirà gratuitamente alle Asl per la gestione in rete della scheda anamnestica informatizzata, che consentirà di individuare le situazioni di grave disagio, avviare una raccolta dati delle nascite considerate a “rischio” e intervenire preventivamente con la prese in carico della donna e del bambino. E’ stata creata anche una brochure informativa tradotta in sette lingue (inglese, bulgaro, francese, rumeno, russo, spagnolo e arabo) e una guida ai servizi specifica per ogni singolo territorio. “Nascita sicura – ha affermato il presidente del Tribunale per i minorenni di Roma Melita Cavallo – significa anche prevenire e segnalare tempestivamente il disagio, e consentire che il bambino sia accolto in un contesto familiare sicuro, in grado di crescerlo in maniera sana sia sotto il profilo fisico che sotto quello psichico”.