Livia Pomodoro? Io ne conosco due. Una è molto nota, magistrata, giurista, oggi presidente del Tribunale di Milano, dopo aver presieduto per molti anni il Tribunale per i minorenni di quella città. L’altra è una donna che vive di teatro. Ogni sera, uscita dal suo grande ufficio nel palazzo di giustizia di Milano, raggiunge lo Spazio Teatro No’hma, saluta gli attori, accoglie gli spettatori, organizza la stagione. Sta dietro le quinte. A volte, raramente, sale sul palco, prende la parola, diventa attrice: lo ha fatto, tempo fa, anche con una vistosa parrucca colorata. La passione per il teatro l’ha conquistata. Prima era un’ammirazione per qualcosa di alto e quasi irraggiungibile. Poi, nel 2008, un accadimento la segna: muore Teresa Pomodoro, sorella gemella, attrice e autrice teatrale, una vita per le scene, fondatrice del teatro No’hma. Da quel momento, Livia si sdoppia. Resta giurista e donna manager del tribunale più “produttivo” d’Italia. E diventa, dietro le quinte, donna di teatro, continuatrice dell’avventura iniziata dalla sorella. Anzi: la sviluppa fino a iniettarle un’aria internazionale.   

Da magistrata, per la cultura e l’arte aveva il rispetto un po’ distaccato che si concede alle cose alte, ma separate dalla propria vita. Le aveva respirate in famiglia (scultori i suoi cugini Giò e Arnaldo Pomodoro, attrice la sorella Teresa), ma poi il suo mestiere era un altro, quello di “servire lo Stato” nel settore del “servizio giustizia”. Ora si è convinta invece che le sue due vite sono meno distanti di quanto appaia : “Giudicare, in fondo, è un lavoro d’introspezione continua, esattamente come il teatro, che rappresenta la natura del profondo”.

Oggi lo “Spazio teatro No’hma Te-resa Pomodoro” è una onlus, è arrivata alla sua quinta stagione , che ha avuto oltre 30 mila presenze per 29 spettacoli. Tra gli ospiti coinvolti da Livia, Renzo Arbore, Eugenio Bennato, Fabio Treves, Paolo Briguglia, Giovanna Marini, Daniele Cavallanti, Salvatore Veca, Giuseppe Conte, Sylvie Coyaud, Rosalina Neri, Alberto Meomartini, i Domo Emigrantes, Riccardo Sorani, Maurizio Cucchi e tanti altri. Vive di finanziamenti privati e pubblici, con serate tutte gratuite e che fanno sempre il tutto esaurito. Direttore artistico e regista è Charlie Owens, grande amico e collaboratore di Teresa.   

No’hma è una parola greca che richiama l’unione di ragione e sentimento e che dà il nome a quello che hanno definito “teatro dell’inclusione”, dedicato agli ultimi, per dare parola a chi non ha parola. Ha sede da due decenni (l’anno prossimo si celebrerà il ventennale) nel quartiere milanese di Città Studi ed è frequentato da giovani e da vip, dal senza dimora e dall’intellettuale, dal pensionato e dallo studente del vicino Politecnico. Nelle scorse serate è andato in scena l’ormai tradizionale concerto annuale dedicato alla fondatrice, quest’anno con musiche di Thelonious Monk, ospite il clarinettista e sassofonista Mauro Negri.   

È intanto al lavoro la giuria (Eugenio Barba da Holstebro, Lev Dodin da San Pietroburgo, Jonathan Mills da Edinburgo, Lluìs Pasqual da Barcellona e Luca Ronconi da Milano) che sta vagliando le opere candidate al “Premio internazionale per il teatro dell’inclusione”, arrivato alla quarta edizione. Negli anni scorsi ha fatto conoscere e rappresentare in Europa opere che mai vi sarebbero arrivate, come lo spettacolo brasiliano “Caminos invisibles” o il cileno “El Olivo”.

 

il Fatto Quotidiano, 28 giugno 2013