Coincidenza ha voluto che si sia spento proprio poco dopo essersi disfatto di buona parte del Corriere della Sera, che aveva conquistato a caro prezzo diventandone primo azionista nell’aprile del 2012. Giuseppe Rotelli, il re della sanità privata lombarda è mancato la sera di venerdì 28 giugno, lo stesso giorno in cui la Fiat ha annunciato di essere in procinto di tornare in testa all’azionariato del quotidiano tanto amato dall’imprenditore. A darne notizia il suo entourage. Il patron del gruppo ospedaliero San Donato e, dal gennaio 2012, nuovo proprietario dell’ospedale San Raffaele di Milano, si è spento “alle 19,10 circondato dall’affetto dei suoi cari – fanno sapere – la moglie Gilda, i figli Paolo, Marco e Giulia e i suoi più stretti collaboratori”.  Da oltre 2 anni lottava contro una malattia “che non gli ha però impedito di essere nel pieno della sua attività sino all’ultimo”, hanno spiegato.

Rotelli, classe 1945, laureato in giurisprudenza, esercita inizialmente la professione di avvocato e poi di docente universitario. Già nel 1972 però con il presidente Piero Bassetti (Dc) alla Regione Lombardia, entra a far parte del primo nucleo di esperti che costituisce l’Ufficio Legale della Giunta. Per ben quindici anni è poi tra i componenti del Comitato di Consulenza legislativa del Pirellone. Due volte presidente del Comitato Regionale per la Programmazione Sanitaria, sempre della Regione Lombardia, è tra gli estensori del Piano Ospedaliero Regionale, approvato nel 1974 e collabora alla redazione di diverse leggi in materia di sanità. Di qui la preparazione che gli consente di accedere ad incarichi di prestigio come la consulenza a tre ministri della Sanità. E, quindi, una serie di conoscenze politiche con personaggi di primo piano come Giuliano Amato, Carlo Tognoli, l’ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni, l’ex premier Silvio Berlusconi e il banchiere Giovanni Bazoli.

Il suo impero sanitario è stato tra i primi beneficiari della riforma di concorrenza pubblico-privato nella sanità lombarda, voluta da Formigoni negli anni novanta, politicamente figlia, secondo i più, anche di Giancarlo Abelli e benedetta da Berlusconi. Una riforma che ha contribuito non poco a dare slancio al gruppo nato agli inizi del ‘900 quando il nonno Marco Sacchi, commerciante di generi alimentari, da una piccola attività, continuò a crescere e a guadagnare puntando anche sul genero, Luigi Rotelli, medico, papà di Giuseppe. Insieme nel 1957 sono stati tra i fondatori dell’Istituto di Cura Città di Pavia. Il dottor Rotelli nel 1967 decide di creare alle porte di Milano l’Ospedale di cui il figlio Giuseppe prende le redini nel 1980, abbandonando la carriera di giurista.

A distanza di oltre trent’anni, in un momento peraltro molto delicato per la sanità lombarda, lascia ai suoi eredi un colosso da oltre 5mila posti letto – incluso il San Raffaele che fu di don Verzè acquistato all’inizio del 2012 con 405 milioni di euro oltre i debiti – e circa 15mila dipendenti, concentrati per la quasi totalità in Lombardia, per un fatturato di circa 1,4 miliardi di euro. La galassia di strutture che ne fanno parte – 19 ospedali, di cui 18 in Lombardia e uno in Emilia Romagna, a Bologna (da 279 posti letto) – serve circa 4 milioni di pazienti. Duecentomila i ricoveri ogni anno, più di 2 milioni i pazienti seguiti negli ambulatori. La stragrande maggioranza degli oltre 5mila letti è accreditata con il Servizio sanitario nazionale.

E’ nella regione da pochi mesi governata da Roberto Maroni, che il suo gruppo domina la scena. Solo nelle strutture del gruppo ospedaliero San Donato, senza contare dunque il San Raffaele, si concentrano l’8% dei posti letto della regione Lombardia e il 9% del valore dei ricoveri ordinari dell’intero sistema ospedaliero regionale, nonché il 12,1% del fatturato della Lombardia per i ricoveri provenienti da altre regioni (mobilità attiva). In totale, il gruppo San Donato (che è presente in tutte le principali province lombarde: Milano, Monza, Como, Pavia, Bergamo, Brescia) eroga ad oggi il 26,7% dei ricoveri ordinari delle aziende di diritto privato accreditate con il Servizio sanitario regionale lombardo. Nella galassia che ruota intorno a Giuseppe Rotelli, sono solo due le strutture non accreditate: la casa di cura La Madonnina di Milano (131 posti letto) e la casa di cura Città di Milano (110) che Rotelli aveva rilevato nel 2000 da Antonino Ligresti, fratello di Salvatore, pagandole 500 miliardi di vecchie lire.

Ai figli poco amanti dell’editoria, Rotelli lascia anche poco più del 4% dell’editrice del Corriere della Sera, quota che rimarrà in mano alla famiglia dopo la conclusione dell’aumento di capitale da 400 milioni dal quale gli eredi, che avevano già preso in mano le redini del gruppo, si erano chiamati fuori nelle scorse settimane nonostante l’investimento nel gruppo editoriale effettuato tra il 2006 e il 2012, sia costato diverse centinaia di milioni di euro.