La sanità lombarda è legata, negli ultimi vent’anni, ai nomi di Berlusconi e Formigoni. Ultimamente ai nomi di Berlusconi e Maroni con il controllo centrale del Formigoni senatore. Ricordo i casi della Clinica Santa Rita, del San Raffaele e della Fondazione Maugeri. Casi dettati comunque dalla volontà di spostare la sanità dal pubblico al privato. Questo per ridurre le liste di attesa, ed è positivo, ma, senza controllo, si rischia l’abuso dell’atto medico, diagnostico, clinico e chirurgico. Inoltre si costruiscono strutture che poi devono essere dismesse perché superflue ma utili come sacche di produzione di edificazione e messa in essere di reparti costosi. Tutto questo ha alla base il passaggio di somme enormi con possibile formazione di fondi neri.

Ma è questa la sanità tanto blasonata? Sicuramente i singoli operatori fanno la differenza ma la spesa pubblica aumenta ed è difficile controllarla. Non basta promettere di ridurre i ticket, occorre fare un controllo delle spese inutili. Ad esempio parlando di Lombardia Informatica, che gestisce da dieci anni la carta regionale dei servizi con una spesa pubblica inutile di 1,5 miliardi di euro, mi domando come si possa solo pensare di farla dirigere da Giancarlo Abelli, ex alto dirigente della sanità lombarda, la cui moglie ha dimorato presso le nostre patrie galere finché, patteggiando, è tornata libera. 

Se volessimo dare una pena a B. dovremmo obbligarlo a pagare lo sviluppo di un nuovo sistema di gestione dei dati sanitari lontano da Lombardia Informatica, da Giancarlo Abelli e da Giovanni Catanzaro, che si appresta a diventare il gestore della tessera nazionale sanitaria fiancheggiato dall’amico Roberto Formigoni. Un sistema che ponga #ilpazientealcentro dell’universo salute. B. paghi lo sviluppo di History Health come sistema di controllo e di gestione della salute. Sconti l’eventuale pena con lo sviluppo di un programma per il bene comune.