In Italia ci sono 5 forze di Polizia nazionali. Che vuol dire che in ogni zona ci sono 5 centrali operative che fanno più o meno le stesse cose e ci costano una barca di quattrini. Vuol dire anche 5 numeri diversi per le emergenze. E questo all’Europa non va giù, perchè in tutta Europa il numero è uno e uno soltanto. Era arrivata anche una procedura d’infrazione, che ci sarebbe costata 90mila euro al giorno. L’abbiamo schivata attivando un servizio sperimentale. A Varese.

Di unificare le centrali operative si parla da 30 anni. Da oltre 10 invece si parla addirittura di unificare le forze di Polizia. C’è chi sostiene che ci farebbe risparmiare 4 miliardi di euro, cioè l’Imu più il punto sull’Iva.

Ancora più del generico contribuente chi ci rimette davvero sono ad esempio gli oltre 110.000 carabinieri italiani, che secondo l’Ocse vedono quotidianamente calpestati i più basilari diritti umani.

Alle dipendenze del Ministero della Difesa infatti, come ben sappiamo, i carabinieri sono militari, e in quanto tali privi di diritti sindacali. E anche questo alla Ue non piace, tant’è che ci sono due delibere che costringono i paesi membri a trasferire i corpi di Polizia in tempo di pace sotto il controllo del Ministero dell’Interno. Sarebbe l’anticamera della sindacalizzazione, e anche dell’unificazione. Maroni aveva promesso che entro il 2013 ci saremmo adeguati. Poi il governo cadde, arrivarono i tecnici e la Cancellieri spense ogni entusiasmo: “Non siamo noi del governo tecnico a dovere fare questa importante modifica dell’assetto strutturale delle “polizie”, questa riforma importante ha bisogno di un forte mandato politico elettorale, che solo un ministro nominato dopo elezioni politiche può fare, se ritiene”. Le elezioni sono arrivate, il ministro nominato dopo le elezioni è in carica e si chiama Angelino Alfano, ma della questione non si parla più. Forse anche perchè in casa Pdl il tema non ha mai entusiasmato.

Quando Maroni nel 2009 mandò in missione top secret qualche uomo a capire come avevano fatto i francesi a mettere assieme Polizia e Gendarmeria, il Pdl affidò all’onorevole Roberto Mazzoni l’incarico di rendere pubblica l’iniziativa e affossarla definitivamente tramite un’interrogazione parlamentare dai toni sdegnati dove si santificavano i carabinieri e si gridava allo scandalo.

E sono proprio uomini vicini all’ex ministro La Russa a guadagnare di più dalla mancata sindacalizzazione dei Carabinieri. Come quel La Fortuna che sedeva in consiglio comunale a Roma e che aveva dato vita all’associazione di Carabinieri Podgora. Senza gara erano riusciti a farsi dare in appalto oltre 500 macchinette per la distribuzione di bibite, caffè e merendine nelle caserme del Lazio, e Alemanno gli aveva pure concesso l’usufrutto di un appartamento sequestrato alla criminalità organizzata anche se non s’è mai capito bene per farci cosa.