L’evento atmosferico è stato di assoluta eccezionalità ma non ci si poteva aspettare che la città reagisse diversamente. Il nubifragio che ha colpito Rimini questa volta ha lasciato il segno. Oltre che con la paralisi dei mezzi e lo spavento tocca fare i conti con due morti: Florida Bernabè, 89enne, travolta dalla piena fuori da casa sua a Santa Cristina e un settantenne di Rivabella colpito da infarto, che l’ambulanza non ha potuto soccorrere in tempo, viste le condizioni della strada.

La pioggia è stata da record. La stazione meteo di Rimini Ausa dell’Arpa ha rilevato 148 mm in una sola ora: l’alluvione più violenta degli ultimi 100 anni. Le acque di superficie non sono state assorbite dal sistema fognario a reti non separate che è andato completamente in tilt, come ogni qualvolta che si manifesta un’intensa precipitazione. Rimini era allagata: l’acqua che in alcuni punti ha raggiunto il metro e mezzo, è arrivata quasi a coprire completamente le auto rimaste bloccate in corrispondenza dei sottopassi. I soccorsi, messi in campo da subito, hanno richiesto l’impegno di 90 volontari della protezione civile e 100 vigili del fuoco che hanno effettuato 300 operazioni di soccorso. I danni sono incalcolabili. Persino le aule del Tribunale allagate e poi edifici e negozi: esemplare è la situazione del proprietario del centro scommesse di via Fiume che lamenta danni per 100 mila euro. Ora che la situazione va stabilizzandosi il Comune ha chiesto lo stato di calamità.

Alla luce dell’ultima grave emergenza è impossibile non ricordare che già due anni fa il sindaco Andrea Gnassi aveva preteso in poco più di 40 giorni un “Piano di salvaguardia della balneazione” da Hera. Si trattava di intervenire sul punto debole di Rimini: il sistema fognario. Allora, nel bel mezzo della stagione balneare, Marina centro venne allagata. Edolo Minarelli, l’ex direttore di Hera Rimini, rispose dichiarando la sua ricetta per risolvere il problema: una serie di 10 interventi calendarizzati, che entro il 2016 avrebbero dovuto portare al “massimo risultato con il minimo sforzo”. Si proponeva cioè di risolvere il problema della balneazione e della congestione del depuratore in corrispondenza delle piogge più forti, con una spesa totale di 131 milioni 200 mila euro. Due anni dopo si parte coi lavori.

A spiegare quali opere l’amministrazione si sta accingendo a realizzare è l’assessore all’ambiente Sara Visintin: “Al momento -spiega – è stato cantierato il raddoppio del depuratore di Santa Giustina, che prevediamo di concludere e mettere in funzione nella primavera del 2015. Contestualmente è partito il risanamento fognario di Rimini Isola (opera di riqualificazione già inserita nel vecchio piano d’ambito), che avrà un impatto di scarico di 7 mila metri cubi deviati dall’Ausa. Stiamo poi per partire con la condotta di Rimini nord, la dorsale che colletterà tutti i reflui dell’area e raccoglierà le acque nere per arrivare fino al depuratore. Insieme a questa, stiamo chiudendo la separazione della zona nord in modo da avviare, da settembre-ottobre, i vari allacci sulla rete fognaria. È stato inoltre presentato – aggiunge l’assessore – il Piano città al ministero Infrastrutture dell’ex governo Monti, tramite il quale abbiamo ottenuto un finanziamento di 7,5 milioni di euro, per una serie di opere di riqualificazione nella zona di Bellariva: una parte sarà destinata all’avvio di quelle opere che serviranno per la costruzione della dorsale sud e poi per l’area delle fosse Colonnella 1 e 2. Quanto ai costi – conclude Visintin – sono già coperte da finanziamenti per 50 milioni di euro le 3 opere di Rimini-isola, condotta nord e raddoppio del depuratore. Alo stesso tempo siamo al lavoro per reperire altri fondi, a livello ministeriale ed europeo. Contiamo per il 2016 di risolvere i problemi di Rimini nord e di aver lavorato parecchio anche sulla zona sud, i cui lavori vorremmo ultimare tra il 2018 e il 2020″.

Il Comune sta provando ad affrontare un problema enorme, che richiede risorse assai ingenti. Intanto il mare ne risente. Il sito regionale di Arpa, che riporta le informazioni e i dati sulla qualità igienico-sanitaria delle acque di balneazione, oggi indica ancora 9 punti, dalla fossa Roncasso di Miramare a Viserba, in cui è interdetta temporaneamente la balneazione, come previsto dall’ordinanza sindacale 2013.

Nel momento in cui si contano i danni e si cerca di ripartire, la cittadinanza prova a ragionare sui social network. Corrado Zucchi scrive sul profilo fb “La Rimini che vorremmo”: “Bisogna affrontare l’emergenza fogne di petto con strategie e mezzi economici adeguati. Pare che stiamo cominciando a rendercene conto. Il sindaco Gnassi passerà alla storia o come il sindaco che ha risolto il problema dopo 60 anni di indifferenza generale quasi totale, oppure come quello che dalle fogne è stato travolto”. Non ha tardato a farsi sentire anche Sergio Giordano, presidente dell’associazione “Basta merda in mare”: “Dal momento – dichiara in una nota – che non ci sono stati interventi fognari ancora risolutori della merda in mare, il diluvio che c’è stato su Rimini ha le stesse conseguenze degli anni precedenti. Vale quindi forse il discorso ed esempio dell’imbuto strapieno con il collo di bottiglia (scarichi a mare) troppo stretto per la massa d’acqua che arrivava?”. “Bisognerebbe -conclude Giordano- che qualcuno ci dicesse se le paratie a mare degli scarichi, già prima della pioggia prevista, erano libere dalla sabbia che preme su di esse, mentre Hera ci deve spiegare bene e tecnicamente se l’apertura è stata tempestiva su tutti gli scarichi oppure no”.