I drammatici fatti che stanno avvenendo in Turchia, possono essere ben compresi solo se si tiene a mente la storia di quel Paese,  fondato, nei suoi valori di laicità e modernità, da Kemal Ataturk.
Egli occidentalizzò quella società, e tuttavia comprese che per ottenere i risultati che si riprometteva, doveva guidarla con polso fermo, instaurando una democrazia autoritaria, quale passaggio temporaneo quasi obbligato, per condurre la Turchia verso il futuro.

Anche in Francia accadde qualcosa di simile con De Gaulle, dopo la crisi d’Algeria. 

E tuttavia, alla luce di questi controversi, ma significativi esempi, come è potuto accadere che anche l’Italia sia divenuto un paese Kemalista (o Gollista), tra l’altro, senza Ataturk (o De Gaulle)?

Fatte le debite proporzioni (siderale ne è la distanza), il nostro Kemal Ataturk, si chiama Giorgio Napolitano, un politico grigio e di seconda o terza fila del fu PCI, divenuto Presidente della Repubblica per caso, quando già si godeva il laticlavio attribuitogli dal presidente Ciampi, quasi per indennizzarlo di una mancata, (e clamorosamente!), rielezione in parlamento.

Bravissimo a ‘monitare’ sul niente, ha acquisito, durante il suo primo settennato, chissà perché, una statura politica immeritata, costruita artatamente dai media, che l’hanno dipinto come un gigante della politica e delle istituzioni, tanto da farlo apparire, al termine di un assai discutibile mandato presidenziale, come il salvatore della patria a cui affidare ancora le sorti del Paese!
Appunto, una specie di Ataturk di cui il paese aveva bisogno per non affondare.

Ora, a parte che il Paese aveva già cominciato (così come sta continuando)  ad affondare, la sua rielezione non è stata altro che lo strumento di cui la casta si è servita per rafforzare i propri privilegi e per allargare la distanza col popolo.

Re Giorgio non è Ataturk, nè De Gaulle, ma l’Italia, purtroppo, è diventata una repubblica kemalista in cui la libertà di stampa si è ulteriormente stemperata, in cui la Costituzione è in grave pericolo di completo smantellamento e in cui ogni giorno si accumulano macerie sul groppone del popolo.
E, francamente, sembra lontano il giorno in cui gli italiani torneranno ‘a riveder le stelle’.

Giacomina Dingeo

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