Tempo scaduto. Ormai non è più tempo di parole, come ha detto il Maestro Riccardo Muti al Ministro Bray. Servono fatti. Se la cultura è un valore deve poter dare, finalmente, i suoi frutti.
Dal rapporto 2013 elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere è emerso che la cultura genera in Italia il 5,4% della ricchezza prodotta (quasi 75,5 miliardi di euro) e dà lavoro al 5,7% degli occupati dei Paese, quasi 1 milione e 400 mila persone.
 
Il messaggio è chiaro: una prova di resistenza del comparto di fronte alla crisi. In un momento in cui la “chiusura” è la regola e lo “sviluppo” l’eccezione occorre finalmente considerare la connessione economia e cultura come un nesso inscindibile per generare qualità e ricchezza. La ricerca mette bene in evidenza la cultura, quale colonna portante della forza del Paese, poiché produce il 5,8% dell’economia nazionale. Eppure, tale dato potrebbe crescere esponenzialmente se tutto andasse per il verso giusto, ovvero, senza le dispersioni o l’incapacità di progettare il futuro e, a partire dalla qualità dei bilanci spesso sacrificati nei numeri o con sperpero di risorse verso circostanze inconcludenti ed utili solo alla malapolitica per la gestione del consenso.
 
Un euro prodotto da attività culturali ne attiva altri 1,7. Questo dato posto in diretta connessione con la capacità di attrazione turistica potrebbe davvero cambiare il volto di molte città che possono autoalimentarsi con il valore cultura. E’ necessario attivare tutte le possibili sinergie, affinché si torni ad investire su questo settore a cominciare dal bilancio dello Stato e degli enti locali il quale, con i suoi numeri esigui penalizza, al momento, ogni tentativo di crescita. La capacità strategica, in questo comparto, è fondamentale. A tutti i livelli organizzativi è necessario liberare risorse agendo con metodi innovativi che possano incidere sul benessere delle rispettive comunità. Gli indirizzi politici e programmatici non debbono essere mai più improvvisati e miopi ma concreti ed oculati.
 
In questo quadro si colloca anche il Rapporto Annuale Federculture 2013 indica le linee guida di questo progetto di rinascita. Per tornare a crescere, si legge nelle righe introduttive, il Paese ha bisogno di una strategia, di un progetto che riparta dalla cultura. Dopo anni di silenzio delle nostre istituzioni e di vuoto progettuale della politica, per restituire al Paese e ai cittadini una speranza per il futuro è indispensabile ripartire dalla nostra vocazione dimenticata: la Cultura.
 
Perché la cultura è un diritto di tutti, è un valore condiviso da conservare con cura, un fattore essenziale per una società equa, solidale, libera e una grande ricchezza economica.
Il Rapporto Annuale 2013 ” Una strategia per la Cultura. Una strategia per il Paese”, edito da 24oreCultura sarà presentato lunedì 1° luglio, a Roma, presso la Sala della Promoteca in Campidoglio, in occasione dell’Assembla
Generale di Federculture. Il Rapporto costituisce un quadro di riferimento ricco di elementi d’informazione e valutazione, delinea le scelte da intraprendere e lo opportunità da non perdere per l’Italia nel panorama
internazionale. Ma anche le riforme sulle quali il nuovo parlamento e il Governo dovranno assumersi precise responsabilità.
 
Precise responsabilità significa anche rinunciare agli F35 per far volare il Paese attraverso la cultura che non produce guerre, ma lavoro, sviluppo e benessere. Per tutti.