Non voglio entrare nel merito della vicenda che ha portato alle dimissioni della ministra Idem, ma non posso non denunciare un certo compiacimento nella condanna espressa nei suoi confronti, tesa a voler dimostrare che le donne in politica si comportano come gli uomini se non peggio.

Certo la ministra ha commesso un errore, veniale, in buona fede, ma pur sempre un errore, e bene ha fatto a dimettersi, ma la gogna mediatica a cui è stata sottoposta non è certo commensurabile agli insulti e alle aggressioni verbali che l’hanno colpita.

La realtà è che noi non possiamo sbagliare. Negli incarichi istituzionali, nei vertici delle aziende, nel lavoro, noi dobbiamo essere perfette. Come se a una donna venisse “concesso” di assumere ruoli di responsabilità, ma sempre sotto esame, sempre sotto il vigile controllo di superiori e colleghi sempre pronti a puntare il dito e a esprimere giudizi. Come se tutti si attendessero l’errore, la caduta. la debolezza per poter finalmente dire “lo avevo detto che non era in grado”. E quindi nessun perdono. Per l’assenza sul posto di lavoro per la malattia di un figlio, per un ritardo, per una svista. Sempre presenti, sempre infallibili, sempre a dover dimostrare che siamo brave, che hanno fatto bene a fidarsi di noi, a darci fiducia. E al primo sbaglio la caduta, la polvere.

L’errore di una donna non riguarda la singola donna, ma si riflette su tutto il genere, ci ributta indietro in fondo alla scala e ci fa ricominciare tutto da capo.

Le pari opportunità ci sono, ma solo sulla carta, nella realtà il lavoro da svolgere è ancora moltissimo. Per questo mi preoccupano molto le affermazioni del presidente del Consiglio Enrico Letta che ha detto che redistribuirà le deleghe per le Pari opportunità all’interno del Consiglio dei Ministri. Come fosse un Ministero di serie b, da poter spartire tra chi ha meno da fare. Sarebbe un errore gravissimo, soprattutto in questo momento, che avrebbe il sapore di una punizione nei confronti di tutte le donne.