“Alcuni comuni italiani denunciano che i loro cittadini giocatori, quelli più incalliti e i meno abbienti, usano per le macchinette addirittura le sovvenzioni straordinarie che i municipi passano loro. Soldi che dovrebbero essere dedicati a pagar bollette o rate di mutui, che invece finiscono nelle scommesse, nei video poker o nelle pance delle slot machines”. E’ l’allarme lanciato dall’associazione Scuole delle buone pratiche, l’ente che nel gennaio scorso ha patrocinato la nascita del Manifesto dei sindaci per la legalità contro il gioco d’azzardo e al quale hanno già aderito 178 municipi in tutta Italia.

Tra i coordinatori c’è Piero Magri, in costante contatto con le amministrazioni comunali aderenti, dalle quali riceve periodicamente dei report sull’andamento dell’iniziativa e lamentele più o meno varie sull’incidenza della ludopatia tra i loro concittadini. “Di recente – conferma Magri – abbiamo riscontrato questa problematica: la tentazione a giocare è così forte che chi è dipendente neppure sa resistere dal buttare sul panno verde l’assegno di disoccupazione o la sovvenzione comunale che riceve. Ciò comporta, non solo un danno per il povero giocatore, ma una crisi di contabilità per le già misere casse delle amministrazioni pubbliche”.

Gli aderenti al Maifesto No-slot denunciano poi il vuoto legislativo presente in materia. Circostanza che porta un’amministrazione municipale ad avere davvero le armi spuntate di fronte al proliferare di macchinette slot machines nei bar o sale giochi in città. “Le azioni contrarie a questo fenomeno che si possono mettere in campo – spiega Magri – sono per un’amministrazione davvero limitate. Contro un regolamento comunale troppo restrittivo, ci si può facilmente appellate al Tribunale amministrativo regionale (Tar), dove spesso le sentenze sono a favore di chi diffonde e commercializza le macchinette. Ecco perché quello che chiediamo è una legge quadro che sia chiara e molto più restrittiva”.

“Risulta sempre più necessario una presa di posizione forte e decisiva da parte della politica” conferma Simone Feder dell’associazione No Slot, quella che tutti gli anni organizza la marcia nazionale conto il gioco d’azzardo a Pavia, la città di una macchinetta ogni 110 abitanti. Secondo Feder un grosso problema è rappresentato dai giovani, che sempre più numerosi diventano preda delle ludopatie. “Incontrandone migliaia nelle scuole – spiega Feder – ci si è resi conto di quanti ragazzi inizino a giocare a videopoker o alle slot machines, con ingenuità e superficialità”. Ecco perché il movimento no-slot ha dato vita ad una campagna-contro attraverso una videoclip dal titolo Azzardopatia, nella speranza di parlare coi giovanissimi. Ma non solo: “C’è bisogno di una legge – conclude Feder – che possa tutelare realmente noi e i nostri figli”.

E così, dal movimento No-slot, ricordano che la giunta di Roberto Maroni ha promesso una normativa quadro per la Regione Lombardia, iniziativa che dovrebbe essere presa proprio in queste settimane. Le Regioni, di fronte a un vuoto legislativo nazionale, provano a metterci loro una pezza. Lo ha fatto per prima la Liguria, che in un certo senso ha fatto scuola, ispirando la legge dell’Emilia Romagna e le altre che nasceranno. Si introducono prima di tutto nuove tasse, ai danni di chi ha in mente di aprire sale slot, e limitazioni d’altra natura.

“So che si vuole vietare ai comuni di autorizzare la presenza di locali adibiti in tutto o in parte al gioco d’azzardo in un raggio di 500 metri da istituti scolastici, luoghi di culto, impianti sportivi e centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente da giovani” spiega Bernardo Dell’Osso, psichiatra al Policlinico di Milano e ricercatore universitario. Si è occupato da sempre di tutti i risvolti delle ludopadia e di recente ha scritto Senza limiti: gioco, internet, shopping e altri disturbi del controllo degli impulsi (Pensiero scientifico editore, Milano, 16 euro). “Va bene una legge – commenta Dell’Osso – ma non dimentichiamoci che questa è volta a contenere e controllare solo una piccola parte delle diverse modalità di accesso al gioco, senza intervenire sulle altre.

Rimangono fuori quelle online, ad esempio, così come la distribuzione dei ‘gratta e vinci’, non soggetti a misure di restrizione efficaci. Inoltre non si dedicano risorse sufficienti all’informazione e alla formazione di personale debitamente dedicato alla gestione dei pazienti già affetti da questo disturbo. Insomma, come è stato per il fumo, il rischio è trovarsi di fronte ad un problema dilagante, sottostimato per molto tempo, con la necessità di dover intervenire in tempi rapidi”.