È stata la giornata di Berlusconi condannato a sette anni per due reati infamanti.

È stata la giornata delle dimissioni della ministra Idem, colpevole di comportamenti infinitamente meno gravi e però convinta dal premier Letta a lasciare, perché le regole sono uguali per tutti e soprattutto per chi siede al governo.

È stata la giornata dei vespri siciliani, con il candidato di 5Stelle che stravince a Ragusa e il paladino della lotta contro il Ponte che batte a Messina l’uomo dei poteri forti targato Pd.

Una brutta giornata per le larghe intese e per l’idea che basti un sinedrio di opportunisti e traditori del voto popolare per governare l’ingovernabile. E cioè le teste dei tanti che in questo travagliato Paese non si fanno mettere in riga da presunte ragioni di Stato e da alti moniti più o meno squillanti.

È stata una buona giornata per la Costituzione della Repubblica, quella che all’articolo 101 dice che la giustizia è amministrata in nome del popolo e che i giudici sono soggetti soltanto alla legge.

Facile a dirsi, ma nella realtà dei fatti significa scontrarsi con i reparti corazzati del Caimano, sfidare l’informazione padronale pronta a vendere qualsiasi balla utile al capo, subire le tragicomiche sceneggiate di amazzoni provviste più di botulino che di amor proprio. Andranno ricordati i nomi dei giudici della IV sezione del Tribunale di Milano, Turri, D’Elia e De Cristofaro e quello del pm Boccassini: quattro donne che facendo il proprio dovere hanno riscattato le altre donne e gli altri uomini, funzionari di palazzo in carriera, accusati di falsa testimonianza a favore della nipote di Mubarak e del suo mentore. Quello che le carriere poteva farle e disfarle con un semplice schiocco delle dita.   

È stata una buona giornata anche per la politica irregolare, quella che non si fa ingabbiare negli inciuci e si rivolge ai residui elettori non ancora fuggiti verso l’astensione. Chi aveva dato per morto anzitempo il movimento di Grillo dovrà ricredersi dopo il voto di Ragusa. Che certo non cancella il crollo complessivo del M5S nelle amministrative e le contraddizioni di un gruppo parlamentare diviso e che fa registrare la fuoriuscita di un altro deputato, Zaccagnini, a disagio per il clima interno “di caccia alle streghe”. Però il voto siciliano dimostra che, per quanti errori i vertici grillini possano commettere, gli elettori ci sono ancora. Basta dare loro candidature credibili e una linea politica chiara.

Da oggi il governo Letta e tutto ciò che ne consegue rappresenta l’ultimo salvagente a cui può aggrapparsi il concussore e utilizzatore finale di minorenni.

Per l’unica opposizione che resta, si aprono praterie.

Il Fatto Quotidiano, 25 Giugno 2013