Consoliamoci, c’è chi sta peggio di noi. E sono quelli che, nell’immaginario collettivo, spesso pensiamo stiano meglio. Parliamo del  grado di soddisfazione sul posto di lavoro. Secondo un recente sondaggio dell’autorevole CIPD (un istituto britannico di ricerca spesso utilizzato  dall’Onu e da altre Agenzie Internazionali)  i lavoratori francesi e giapponesi condividono la massima ‘insoddisfazione’ sul luogo di lavoro e i giapponesi, questa sì che una sorpresa,  sono i meno motivati.

Il sondaggio risale allo  scorso febbraio e riguarda, oltre ai paesi del G8 (Usa, Giappone, Germania, Regno Unito, Francia, Italia, Canada e Russia) anche i cosiddetti paesi emergenti del BRIC (Brasile, India,Cina, Sudafrica, e di nuovo Russia). Tra i paesi del G8, in testa alla classifica con il 91% di ‘soddisfazione’, troviamo  a pari merito Canada e Regno Unito, seguiti, con l’86%, dal terzetto Usa, Germania e – sorprendentemente – Italia.
 
Chiude la classifica, con un mero 81%, il Giappone. La Francia ha anche la maglia nera  per la pausa pranzo: ai lavoratori vengono concessi appena 22 minuti, contro la media generale di un’ora, con eccezione del Canada che concede 1 ora e mezza e che guida la classifica assoluta, assieme al Regno Unito, per copertura assicurativa, aspettative e assistenza sanitaria. Va detto che il sondaggio riguarda solo una centinaio di aziende per paese e solo i dipendenti con un contratto di almeno un anno.
 
Dal sondaggio emergono altre curiosità.  Italia e Giappone, ad esempio  condividono il primato per l’età media più alta dei lavoratori contrattualizzati (oltre il 50% ha più di 50 anni) e quello del minor numero di  donne manager: appena il 5% in Giappone, il 7% in Italia. Le donne manager abbondano invece in Russia, oltre il 46% mentre le aziende più comprensive dei confronti degli animali domestici sono quelle americane: oltre il 20% consente ai dipendenti di portarsi gatti e canarini in ufficio, mentre solo il 17% ha strutture per accudire i bambini. Germania, Francia e Canada , con oltre il 30% di aziende attrezzate, guidano questa particolare classifica, mentre le aziende giapponesi, a questa domanda, non hanno proprio risposto. Evidentemente il problema non si pone proprio. Le mamme, in Giappone, stanno ancora a casa, punto e basta.