Urne aperte in Sicilia, domenica e lunedì per i ballottaggi in 16 comuni. Fari puntati soprattutto su Messina, Siracusa e Ragusa, i tre capoluoghi di provincia al voto, dove al primo turno hanno avuto la meglio i candidati del centrosinistra, anche se nessuno è riuscito a sfondare il 50%. Fuori gioco il centrodestra bocciato dagli elettori al primo round, in ognuna delle tre città andranno in scena sfide politiche inedite.

A Messina, Felice Calabrò (Pd), che due settimane fa ha fallito l’elezione per soli 59 voti ottenendo il 49,93%, deve fare i conti con Renato Accorinti, tra i fondatori del comitato ‘No ponte’, vera e propria sorpresa di queste comunali. Per aumentare il bottino conquistato (24,02%), Accorinti punta sui voti che potrebbero arrivare dai 5 stelle, ma anche da chi all’interno del centrosinistra già al primo turno preferì votare solo per le liste e non per il candidato sindaco, con Calabrò che ottenne 15,49 punti in meno della coalizione che lo sostiene (65,43%). Calabrò, in compenso, potrebbe raccogliere parte dell’elettorato di centrodestra, anche se non c’è stata una indicazione ufficiale di voto.

I 5 stelle puntano tutto su Ragusa e sperano nell’effetto Grillo, che nel centro ibleo ha provato a riaccendere l’entusiasmo nella gente, ammettendo qualche errore fatto in questa tornata elettorale dal suo Movimento, che ha perso buona parte del consenso avuto alle regionali dello scorso ottobre. Il candidato pentastellato, Federico Piccitto (15,64%) ha raggiunto una intesa con le liste civiche ‘Movimento Citta” e ‘Partecipiamo’ può e potrebbe contare anche sull’elettorato di Sel e de la Destra, anche se il Movimento ha precisato di non avere fatto accordi con i partiti. Non sarà però semplice recuperare il gap con Giovanni Cosentini (29,34%), ex cuffariano sostenuto dal Megafono e dal centrosinistra, che ha raggiunto una intesa col Pdl.

Anche a Siracusa, il ballottaggio ha una valenza politica significativa. Qui il duello è tra Giancarlo Garozzo (centrosinistra, 31%) ed Ezechia Paolo Reale (26%), appoggiato da alcune liste civiche e dai ‘ribelli’ del Pdl, capeggiati dal deputato regionale Vincenzo Vinciullo, che ha vinto la sfida “in famiglia” con l’ex ministro Stefania Prestigiacomo, che aveva sostenuto Edy Bandiera, giunto terzo. Con Garozzo si è schierata l’Udc, che dopo la fallita alleanza col Pdl al primo round, è tornata nel centrosinistra.