Ma sì, tutte puttane, daje Borghezio. Puttana la Idem, puttana la Kyenge, puttana la grillina Federica Salsi (quella del “punto G. televisivo”, ricordate?). La Boldrini no, perché querela. E poi che c’è di male? «È legittimo usare il corpo se si vuole fare carriera politica», come disse Stracquadanio. E «Il mondo è pieno di ragazze che si concedono al professore per goderne l’indulgenza all’esame o al capo ufficio per fare carriera», come disse Ostellino.

Però si mettessero d’accordo. Non si può usare puttana come un insulto se parla la Idem e come una carezza se si discute delle Olgettine. Chiedere tutela se puttana lo dicono alla Santanché e rivendicare il diritto alla puttaneria se si discute della tavernetta del Bunga Bunga. «Dove ci sono bottane ci sono campane», scrive oggi “Il Foglio”, rispondendo a Vito Mancuso che su La Repubblica ieri aveva scritto degli eccessi di pubblico meretricio. Par di capire che la prostituzione aiuta la santità.

Vittorio Feltri, più prosaico, ricorda quando la sinistra «più che nella dittatura del proletariato credeva che la felicità fosse tutta lì, nella facoltà di scopare a volontà». Lo dice per difendere la escort di Palazzo Vecchio contro «i nuovi bacchettoni», ma si capisce che tutto questo rimescolamento del dibattito sulle puttane e sulla puttaneria è una freccia puntata lì, a lunedì prossimo, alla sentenza su Ruby.

Quello che si capisce meno è che ci caschino pure le deputate del Pd, che oggi stanno sui giornali non per un’idea sulle disoccupate o sulle madri single ma con l’ennesima proposta sulla legalizzazione della prostituzione: «Iscrizione alla Camera di Commercio, partita Iva, patentino, certificato di qualità e cooperative in cui riunirsi».

Tutte puttane e tutti a occuparsi di puttane in attesa della sentenza sulla puttana-simbolo dell’era pre-larghe intese. Le altre, quelle che fanno mestieri meno trendy, aspettino il loro turno.