Basta dire “Chiama Mario Rossi”, il dispositivo trova il numero e la telefonata parte automatica. Ma si possono anche consultare e inviare sms, leggere e spedire mail, addirittura aggiornare la propria pagina Facebook. Il tutto mentre l’asfalto scorre veloce sotto le ruote. Entro il 2019 più della metà delle auto saranno dotate di comandi e riconoscimento vocale che, dicono i costruttori, consentono di guidare “in tutta sicurezza” in base al principio secondo cui se le mani restano incollate sul volante e gli occhi fissi sulla strada si abbassano le probabilità di incidente. Un’equazione smentita da una ricerca pubblicata dall’American Automobile Association, che riunisce 51 club automobilistici in Nord America e conta su oltre 53 milioni di membri: parlare al cellulare con le mani sul volante – è il risultato dello studio – non è molto più sicuro che farlo con l’apparecchio in mano. E, soprattutto, dettare sms e mail mentre si guida è la più pericolosa tra le tre pratiche. Perché parlare con il computer di bordo abbassa fortemente il livello di attenzione alla guida.

Lo studio, intitolato Measuring Cognitive Distraction in the Automobile e condotto dal Center for the Prevention of Distracted Driving dell’Università dello Utah è imperniato sulla misurazione di 5 variabili: il carico di lavoro soggettivo, l’attività cerebrale, i tempi di reazione, quelli di frenata, i movimenti degli occhi e della testa. Misurazioni effettuate mentre i soggetti erano impegnati in 6 attività (ascoltare la radio, conversare con un passeggero, parlare al telefono tenendolo all’orecchio, usarlo in vivavoce, dettare mail e sms), in 3 diversi ambienti: in laboratorio, con un simulatore di guida ad altissima fedeltà e in automobile.

Trentotto i soggetti per l’esperimento in laboratorio, 32 quelli impegnati con il simulatore, altrettanti quelli osservati alla guida di una Subaru Outback su un percorso di 3 miglia nella periferia di Salt Lake City, tutti tra i 18 e i 36 anni. Per tutti sono stati utilizzati misuratori di attività cerebrale, una videocamera montata sullo specchietto retrovisore ha registrato i movimenti di testa e palpebre per rilevare il grado di attenzione e un altro apparecchio sistemato sul capo del guidatore ha valutato la sua velocità di reazione (Detection Reaction Time). Le conclusioni: fatta 5 la misura massima dell’impegno necessario a compiere le operazioni, parlare con il cellulare all’orecchio risulta poco più impegnativo che farlo in vivavoce (punteggio 2.45 contro 2.27), mentre dettare un testo al computer di bordo (così come interagire con gli altri strumenti attivati dalla voce) è l’operazione che implica il maggior livello di distrazione cognitiva (punteggio 3.06).

Parlare ad un computer richiede un maggiore impegno che farlo ad una persona”, ha spiegato a Fox News David Strayer, docente di neuroscienze all’università dello Utah e responsabile del progetto, le cui ricerche hanno dimostrato come telefonare alla guida crei lo stesso livello di rischio comportato dal mettersi al volante con lo 0,8% di alcol nel sangue, tasso considerato fuorilegge negli Usa. “Quando parliamo con un passeggero – ha spiegato Strayer – l’interlocutore può dirci di non aver capito e chiederci di ripetere. Cosa che non avviene con il computer: in questo caso dobbiamo usare molta più attenzione nella scelta delle parole e nel modo in cui le ordiniamo. Questa attenzione viene sottratta alla guida”.

Maggiore è l’attenzione richiesta dai dashboard infotainment system (montati ormai su auto di ogni gamma, dalle piccole come la Fiat 500 alle ammiraglie come le Bmw serie 7), maggiore è la probabilità di sviluppare quello che i ricercatori chiamano “tunnel vision” o “inattention blindness”: il conducente smette di seguire la strada e di prestare attenzione agli specchietti. Al contrario, tiene lo sguardo puntato davanti a sé e non vede pedoni e semafori rossi. “I verbali di incidente della polizia sono pieni di gente che dice: ‘non l’ho proprio visto arrivare’ – spiega Peter Kissinger, presidente e ceo della AAA Foundation for Traffic Safety che ha promosso lo studio – pensavamo mentissero, invece ora sappiamo che è vero”.

Non mancano le resistenze delle case automobilistiche, ma anche dei consumatori. “Lo studio soffre di una serie di lacune metodologiche – ha spiegato a Usa Today Gary Shapiro, presidente e ceo della Consumer Electronics Association – perché si basa su test condotti su conducenti inesperti che guidano un’auto che non conoscono, indossano un casco e sono alle prese con un percorso prestabilito”. Ma risultati molto simili a quelli ottenuti da Strayer e dal suo team emergono da una ricerca del Texas Transportation Institute pubblicata il 23 aprile: l’uso alla guida di funzionalità voice-to-text come quelle offerte da Siri di Apple – dice lo studio – sono pericolosi quanto la scrittura manuale di un sms.