Un’altra ragazza abbandona il processo. Dopo Barbara Guerra, anche la modella di origine brasiliana Iris Berardi ritira la costituzione di parte civile dal processo “Ruby 2“, che vede imputati Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti per induzione e  favoreggiamento della prostituzione. Dopo il ritiro delle due ragazze, rimangono come parti civili, le giovani Chiara Danese, Ambra Battilana e la modella marocchina Imane Fadil. Proprio contro quest’ultima., 

SPUNTA NUOVO TESTE A SOPRESA – E a sopresa, all’inizio del dibattimento viene presentato un presunto testimone che “avrebbe reso dichiarazioni contro Imane Fadil”. A presentare la novità è la difesa di Emilio Fede, che ha chiesto ai giudici del Tribunale di Milano di acquisire un verbale reso da tale Pawel Giowine alla Procura di Roma e che sarebbe stato poi trasmesso nei giorni scorsi al procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini. Il legale di Fede, Alessandra Guarini ha raccontato dell’incontro con il testimone, che “esiste e che anche chiamato il nostro studio”, che si è presentato alla Procura di Roma per rendere dichiarazioni spontanee “di estrema rilevanza per la difesa”. Il pm Antonio Sangermano è però intervenuto paventando il rischio che intorno al processo si aggirino “persone a libro paga e faccendieri”. Gli avvocati delle parti civili si sono associati al Pm, mentre il collegio dei giudici ha spiegato che “siamo già in fase di discussione” e la parola è tornata alla difesa di Fede per la sua arringa. 

GIOWINE: “MI PARLO’ DI UNA FESTA CON CANNAVARO” – Nelle dichiarazioni rese alla procura di Roma, Pawel Giowine ha raccontato dell’incontro con la modella che sarebbe avvenuto nell’aprile 2006, quando il ragazzo stava organizzando un casting per un film. Imane Fadil era stata “inviata dall’agenzia” a cui faceva capo “Lele Mora”. Dopo una telefonata “la ragazza mi riferì – si legge nel verbale – che la telefono l’aveva chiamata un noto fotografo di Milano, che le aveva chiesto di partecipare alla festa di addio calciatore Fabio Cannavaro. Sempre secondo il verbale, Fadil “aggiunse testualmente che nella circostanza si sarebbe dovuta avvicinare, in modo particolare, al festeggiato e ad altri calciatori presenti, nel chiaro tentativo di sedurli, così che il fotografo in questione avrebbe potuto effettuare degli scatti in pose compromettenti”. L’uomo ha spiegato che Fadil disse anche “di non essere affatto felice della cosa ma che era in un certo senso costretta a farlo perchè il fotografo di cui parlava le dava spesso lavoro”. La ragazza però “non fece mai il nome del suo interlocutore”.

“IL SUO SCOPO ERA ARRIVARE A UN GIRO DI POLITICI” – Sempre nelle dichiarazioni rese da Giowine, si legge che Fadil “riferì di una festa che si tenne su una nave da crociera (…) alla quale parteciparono dei noti imprenditori e circa una quindicina di ragazze reclutate per l’occasione, tra cui lei”. Il compito era “quello di circuire personaggi che venivano a loro indicati al fine di poterli poi successivamente ricattare”. L’uomo ha spiegato anche che la volontà di Fadil era di entrare nel “giro dei politici”, perché “una volta riuscita ad avere un incontro poi sarebbe stata la sua parola ad avere la meglio”. Giowine poi si sarebbe deciso solo qualche settimana fa a rendere queste dichiarazioni perchè ha visto un “telegiornale” e ha scoperto che Fadil era parte civile nel Ruby 2. Ha raccontato che non l’aveva più sentita e aveva perso il suo numero di telefono. “Pur non conoscendo nei dettagli la vicenda – conclude – ritengo doveroso riferire i fatti (…) per una valutazione nella opportuna sede”.

APERTO FASCICOLO CONOSCITIVO – Il procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati vuole vederci chiaro. E così ha aperto un fascicolo conoscitivo di indagine, al momento senza ipotesi di reato nè indagati, sulle dichiarazioni spontanee rese alla Procura di Roma, e poi trasmesse nel capoluogo lombardo del nuovo testimone.

GIUDICI RESPINGONO RICHIESTA DI ACQUISIZIONE VERBALI – Le sue dichiarazioni, però, non entrano negli atti del processo. I giudici della quinta sezione penale di Milano hanno infatti respinto la richiesta della difesa dell’ex direttore del Tg4, accogliendo la volontà del pm Antonio Sangermano che aveva chiesto di “bocciare” l’istanza dei legali di Fede perché non c’erano “elementi per dire che sia un teste manipolato, ma quest’uomo si è alzato una mattina e ha deciso di rendere dichiarazioni fumose, generiche e che non hanno rilevanza sul processo, su fatti del 2006”.