Certo non siamo sul molo inglese di Brighton nei Middle Sixties, dove nel film “Quadrophenia” gruppi di mods e rockers si prendevano a sonore legnate. Siamo nell‘Emilia felix degli insaccati, ma ogni anno l’alchimia riesce: nella cittadina termale liberty di Salsomaggiore (Pr) rivive l’atmosfera degli anni ’60 al Festival Beat.

In 11 anni hanno calcato il palco della kermesse oltre 200 band di spessore internazionale. Memorabile l’esibizione nel 2010 delle leggende del garage rock a stelle e strisce The Sonics. Quest’anno, per la ventunesima edizione, in programma dal 26 al 30 di giugno, il calendario non manca di gradite sorprese e valide conferme.

Sono passati 45 anni da quel 1968, quando Arthur Brown, “The God of Hellfire”, aveva tirato fuori dal suo cappello di prestigiatore infernale una hit destinata ad attraversare la golden age del rock: “Fire”. Aveva creduto in lui niente meno che Pete Townshend degli Who, aiutandolo ad arrivare alla sua prima incisione con The Crazy World of Arthur Brown. Il cantante inglese, pioniere del corpse paint facciale prima dei Kiss o di Alice Cooper, eseguiva il suo singolo più noto come se fosse un antico sacerdote di fronte a un rito sacrificale: volto completamente dipinto, una lunga veste bianca e un elmo infuocato in testa.

Se Arthur Brown è la star attesa per la mezzanotte di venerdì 28, la notte di sabato 29 sarà invece incendiata dai Cavalieri del fuzz, coloro che da trent’anni sono considerati fari del garage rock, i Fuzztones di Rudi Protrudi. Rudi suona spesso in Italia, che sembra aver adottato come sua seconda patria e i suoi fan sanno cosa aspettarsi da lui: energia allo stato puro, nonostante all’anagrafe abbia spento le cinquanta candeline. Durante l’ultima esibizione romagnola, al Sidro rock club di Savignano, per i 10 anni dell’etichetta indipendente Go Down Records, ha dato il meglio di sé (ed era salito sul palco scusandosi per un fastidioso mal di gola). Con i Fuzztones, nella sua unica apparizione europea, ci sarà James Lowe, voce degli Electric Prunes, icona del garage psichedelico anni Sessanta. Nel loro concerto le note di “Ward 81” e “Bad News Travel Fast” si alterneranno a quelle di “I Had Too Much To Dream (Last Night)” e “Get Me To The World On Time“. Un’accoppiata da non perdere insomma. Prima dei Fuzztones si esibiranno i londinesi Jim Jones Revue, con la loro energica miscela rock’n’roll che mette insieme MC5, New York Dolls, Heartbreakers e Cramps.

Da giovedì 27 altri gruppi, forse meno noti dei precedenti ma comunque validissimi, animeranno il Festival Beat in diverse locali di Salsomaggiore tra cui il Devil’s Den pub. Tanti gli italiani: The Electric Shields, Head and the Hares, The Cyborgs, Last Killers, De Curtis, Kaams, The Rookies, Senzabenza, Tough. Poi ci saranno gli Hollywood Sinners dalla Spagna, i Los Infierno dal Messico, i tedeschi Mentalettes e i danesi Youths.

Non è sola musica il Festival più garage dell’estate italiana. Durante tutti i 5 giorni l’area live di Ponte Ghiara, a 3 km dal centro e raggiungile con una navetta, sarà ravvivata dai colori del Vintage expo. Tra i suoi stand si sono aggirati nelle passate edizioni giornalisti, titolari di piccole etichette discografiche, designer di abiti, pubblicisti, collezionisti e semplici curiosi. Fra noti e meno noti è stato avvistato anche il guru del nuovo garage Liam Watson, titolare dei Toe Rag Studios di Londra e produttore dei White Stripes.

I beat nostrani fanno sul serio. E il Festival di Salsomaggiore ha anche un suo côté culturale. Sabato 29 alle 18 al Cafè Desiree di Largo Roma si terrà un aperitivo durante il quale verrà presentato il documentario “Che il mio grido giunga a te”, sulle sonorità Sixties e il diffondersi delle Messe Beat in Italia alla metà degli anni Sessanta. Saranno presenti il regista Paolo Fazzini e lo Scrittore Tiziano Tarli. Seguirà la proiezione nella sala conferenze dell’Hotel Regina.

Non resta che lucidare gli stivaletti e cercare in qualche vecchio armadio una camicia arabescata che ricordi i lisergici anni del 1967-’68, quando in Inghilterra il Mersey sound cedeva il passo al freakbeat, alla psichedelia e il Vecchio continente iniziava a contestare tutto ciò che sapesse di antiquato e retrogrado.