istanbul-gunduzIstanbul-  È un inno alla resilienza, alla forza delle idee, al confronto pacifico, all’essenza del significato di cittadinanza. Contro la forza bruta di Erdogan e l’arroganza del suo inner circle, mostrato con la repressione fisica e l’arresto di almeno cinquecento cittadini che volevano evitare la distruzione di Gezi park e della democrazia turca, il coreografo turco Erdem Gunduz ha realizzato una performance inedita quanto potente: “Duran Adam”, l’uomo che sta in piedi.
In silenzio, immobile, Gunduz ha fissato per quasi 8 ore l’enorme stendardo con il volto di Kemal Ataturk appeso alla facciata del palazzo dell’Opera, che costituisce di fatto un lato di piazza Taksim. All’inizio nessuno ci aveva fatto caso: perché fare caso a un giovane uomo, vestito come un cittadino qualunque, con una specie di ventiquattr’ore, che si ferma in mezzo alla piazza e fissa gli occhi trasparenti del padre della Turchia moderna, in teoria laica e democratica? Ma dopo che la polizia ha messo le manette a circa 500 persone che “hanno sostenuto i terroristi di Gezi”- come hanno spiegato sui media di regime, praticamente tutti, i vari vice premier, governatori e il portavoce del partito islamico Akp, di cui il premier turco Erdogan è leader indiscusso– molti turchi liberi hanno capito che la protesta immobile e silenziosa di Gunduz rappresentava meglio di qualsiasi altra la loro attuale situazione sotto l’aspetto razionale quanto emotivo. Nonché una forma inedita di protesta.

Zittito, arrestato, piegato ma non di certo sconfitto, il popolo di Occupygezi non si rinchiude dunque in salotto, anche se il governo ha dato il via a una vera e propria caccia alle streghe nei confronti dei militanti dei partiti laici, dei medici che hanno curato i feriti durante l’assalto della polizia, degli architetti e dei lavoratori del servizio pubblico che l’altro ieri avevano indetto uno sciopero nazionale per protestare contro l’uso sproporzionato della forza per punire una protesta che è sempre stata ed è rimasta pacifica, disarmata. “Erdogan ci ha accusati di qualsiasi devianza. Ma ai suoi sostenitori portati a pagamento al suo comizio di domenica scorsa, non ha solo detto che noi siamo degli alcolizzati, depravati, omosessuali, maniaci, ha piuttosto insinuato che noi di Gezi siamo contro l’Islam. Questo significa incitare alla guerra civile. Significa voler spaccare in modo cinico e spietato la società pur di mantenere il potere”, spiega uno studente universitario di 23 anni, Cem, da 3 ore in piedi con un gruppo di amici davanti allo sguardo fiero di Ataturk.

Anche ad Ankara e in altre città ci sono stati raduni di uomini che rimangono in piedi per difendere la libertà d’espressione. Duran Adam è diventato in poche ore l’hashtag più seguito su twitter, il social network che Erdogan ha definito “la cancrena della società”.